Ti racconto la vita: l’arte di Arman

Lo straordinario che colpisce e invita a riflettere sulla realtà.

L’Arte non è evasione. L’Arte non è celebrazione. L’Arte è racconto. L’Arte è Vita”. Con questa breve sequenza credo di aver definito l’arte di Arman, uno dei più celebri pittori-scultori del secolo scorso che, invece di utilizzare il mezzo artistico per elevare, ha preferito la via della narrazione creando infine un racconto sulla quotidianità ancora oggi ammirato.

Armand Pierre Fernandez nacque a Nizza il 17 novembre 1928 e morì a New York il 22 ottobre 2005. Per sua stessa definizione, era un “pittore che fa della scultura”: la sua passione artistica, ereditata dal padre antiquario, fu inizialmente dedita alla pittura ed in particolar modo all’accumulazione seriale di oggetti, poi trasformati in sculture bronzee.

Come ho scritto precedentemente, ad Arman viene dato merito di aver raccontato la quotidianità attraverso l’Arte: il fatto stesso di accumulare oggetti, in una visione estemporanea del periodo post-bellico, rappresenta in modo netto la tendenza della società a diventare sempre più materialista.

Biciclette fuori dalla tela, macchine e macchinette impilate, strumenti musicali rotti, sequenze di oggetti domestici e non come cadessero e uscissero dall’armonia della vita reale.

L’alienazione, nell’arte di Arman, viene a divenire un carattere portante: a primo avviso, chiunque potrebbe rimanere colpito da quelle sequenze improbabili di oggetti comuni, eppure è lì la magia (purtroppo) realistica che i più accorti sanno riconoscere; la benché minima esagerazione della normalità nella vita quotidiana fa esaltare il nostro spirito critico come se, dallo stato anestetico, si risvegliasse di soprassalto perché colpito da qualcosa di straordinario.

Ed è dunque la straordinarietà (nel senso letterale del termine) a raccontare perfettamente la realtà: ciò che è fuori dall’ordinario colpisce. È un dogma difficile da confutare e per questo comune a tutti: Arman alimenta perciò questo spirito critico impigrito, per risvegliarlo, dargli nuova energia e concentrarlo su quella quotidianità che viviamo a volte inconsciamente, senza soffermarci sui piccoli momenti, i valori, le gioie e le tristezze che possono scaturire dalle nostre esperienze.

Se è vero che “la realtà, guardata fissamente, è insopportabile” (citazione di Clive Staples Lewis), ciò che rimarrà a tutti noi dell’arte di Arman, che ribadisco essere una perfetta narrazione pittorica in chiave scultorea, perché così amava definirsi, è poco più di un concetto, ma molto importante: la realtà, così come la conosciamo e la viviamo, ci distrae da ciò che veramente serve nella vita - noi, il nostro Essere più vero, quello che la quotidianità frenetica ha illuso e disilluso materialmente e spiritualmente.

Riappropriamoci di quel che eravamo e saremo di nuovo liberi.






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