Un Salvador Dalì inaspettato, tra Arte e Scienza

Oltre le barriere dello spazio e del tempo...
Un breve passaggio in Toscana, per la città di Siena, mi ha dato l’opportunità di conoscere un Salvador Dalì straordinario, come non l’avevo mai visto nei libri di scuola. Lo storico Palazzo delle Papesse, ancora fino al 30 settembre 2021, ospita la mostra “Dalí a Siena: da Galileo Galilei al Surrealismo”, organizzata da The Dalí Universe con il patrocinio del Comune di Siena, della Banca d’Italia e dell’Osservatorio Astronomico dell’Università di Siena.
In esposizione oltre 100 fra le più importanti opere del maestro catalano, opere che raccontano il suo grande interesse per la letteratura, la matematica, la fisica e la psicoanalisi; in esse si possono leggere tutte le più grandi scoperte del suo tempo, concetti estremamente complessi che Dalí riesce a sublimare in immagini semplici, surreali, estremamente evocative: gli orologi molli, che rappresentano il Tempo e la sua relatività, i cassetti, simbolo dell’inconscio, l'immancabile stampella, che sta per i valori umani fondamentali, a sostegno dell'esistenza,  i continui riferimenti alla matematica, con gli studi sui solidi platonici, sulla sezione aurea e sulla quarta dimensione.
Un artista poliedrico, non c’è che dire. Lo conoscevo come pittore, maestro indiscusso del Surrealismo, e resto colpita dalla varietà di una produzione artistica che non si limita alle due dimensioni: sculture, arredi, illustrazioni, scenografie, abiti di moda… Qualsiasi mezzo espressivo diventa per Salvador Dalì un modo per raccontare il proprio mondo interiore.
Geniale. Come ben si evince dalle sue anamorfosi: un’immagine apparentemente indecifrabile, se riflessa con accorgimenti ottici quali cilindri a specchio, si ricompone e svela figure e significati a prima vista non percepibili; un gioco che libera l'inconscio, l'irrazionale, e che pure si basa sulla razionalità delle leggi della matematica.

Un Dalì sempre in cerca di nuove vie di espressione per la propria creatività, dunque. Quella per le scienze è una passione che l'artista catalano condivide con l'inglese Lewis Carroll (tutti lo conoscono come scrittore, ma era prima di tutto un matematico!), di cui Dalì illustrò “Alice nel paese delle meraviglie”: 12 litografie, una per ogni capitolo del volume, assieme alla copertina del libro, per rappresentare una storia tanto bella quanto surreale. Chi meglio di Salvador Dalì avrebbe potuto farlo? Anche queste opere si possono ammirare nelle sale del Palazzo delle Papesse.

Mentre passeggiamo nelle sale che ospitano oggi le opere di Salvador Dalì, possiamo ancora sentire l’eco dei passi di un altro grande genio, Galileo Galilei, che qui soggiornò, dopo la condanna del Santo Uffizio, ospite dell’Arcivescovo Ascanio II Piccolomini, suo allievo e amico. Oltre alle osservazioni sulla Luna dall’altana del Palazzo, durante il suo soggiorno senese, Galileo poté proseguire gli studi di meccanica, intuendo e spiegando, nei suoi trattati, che spazio e tempo non sono riferimenti assoluti. Le sue teorie sulla relatività influenzarono Newton prima, Einstein qualche secolo più tardi, arrivando a destare grande interesse in Salvador Dalí soprattutto nella fase più matura della sua vita.
 
«(…) la mostra senese approfondisce il rapporto stretto e denso di spunti creativi che Salvador Dalí ebbe con le scienze, soprattutto con la Fisica del Novecento, le cui incredibili scoperte teoriche modificarono strutturalmente la comune percezione dello spazio, del tempo e della vita stessa, e colpirono profondamente l’immaginario onirico del maestro catalano, che ne mutuò nuovi temi da esplorare alla luce della sua inesauribile curiosità artistica» (Roberto Pantè - Creative Director - The Dali Universe Group).
 
Attraverso un surreale continuum spazio-temporale, il Palazzo delle Papesse a Siena unisce così, oggi, due geni dell’umanità, dell’Arte e della Scienza.

Le opere in mostra appartengono a una delle più grandi collezioni private di opere d’arte di Dalí al mondo. L’organizzazione è diretta da Beniamino Levi, mercante d’arte e collezionista italiano che ha lavorato con Dalí negli anni ‘60. Beniamino Levi era affascinato dall’abilità di Dalí nell’utilizzare mezzi diversi per esprimere la sua arte e ha dedicato tutta la vita a collezionare opere dell’artista, concentrandosi sulle creazioni tridimensionali. L’attuale collezione The Dalí Universe è, infatti, il risultato di anni di dedizione e impegno da parte di Levi, che iniziò a collezionare Dalí quando aprì la Galleria Levi a Milano nel 1955. Le opere della collezione, prestate a più di cento importanti musei internazionali ed esposte in prestigiose location, hanno girato il mondo e sono già state ammirate da oltre dodici milioni di visitatori. Ora abbiamo il privilegio di averla in Italia.

Perché non inserirla allora tra i nostri programmi estivi? Un soggiorno, anche breve, nelle Terre di Siena, potrebbero essere occasione propizia. E saremmo incantati dalla bellezza del paesaggio, affascinati dai segni della storia, deliziati dalle specialità locali, sorpresi dalle proposte culturali, come questa!





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