Belle arti

31 Ago 2020


Van Gogh. I colori della vita

Da domani sarà possibile prenotare la propria visita alla grandiosa mostra padovana.

Al via le prenotazioni per la mostra dedicata a Van Gogh e al suo tempo, Van Gogh. I colori della vita, visitabile dal 10 ottobre 2020 all’11aprile 2021 nel Centro San Gaetano a Padova. Lo sforzo produttivo e organizzativo che Linea d’ombra ha messo in campo per poter realizzare questa grandiosa esposizione è davvero enorme. Non solo per la portata dell’esposizione, ma anche per gli effetti delle normative anti-covid che costringono a ridurre di un terzo il pubblico che potrà accedere alla mostra. D’altro canto, ai visitatori è assicurata una visita senza affollamenti. Pertanto, è auspicabile giungere alla mostra avendo già prenotato giorno e fascia oraria d’ingresso. Sarà possibile prenotare già a partire da domani – martedì 1 settembre – tramite il sito www.lineadombra.it o tramite call center 0422-429999.

L’immagine che Marco Goldin ha scelto come simbolo della grandiosa mostra padovana su Van Gogh è il celeberrimo “Autoritratto con cappello di feltro grigio” concesso dal Van Gogh Museum di Amsterdam, prestito che definire “eccezionale” non è affatto fuor di luogo. Ad Amsterdam questa figura è tra i simboli del Museo Van Gogh e riproduzioni dell’opera si trovano in case, uffici, luoghi pubblici di tutto il mondo. Perciò questo magnifico autoritratto può essere assolutamente considerato come l’icona dell’Olandese

Goldin non nasconde la soddisfazione per essere riuscito a strappare per sei mesi al Van Gogh Museum questa particolare tela. Un’opera non solo straordinariamente intensa e potente, ma che segna anche un preciso momento di svolta nella storia artistica di Van Gogh.
Il capolavoro venne dipinto nel 1887, a Parigi. Nella capitale francese Van Gogh era arrivato dall’Olanda l’ultimo giorno di febbraio del 1886, iniziando così un’avventura che durò esattamente due anni. Vincent infatti lasciò la città nel primo pomeriggio del 19 febbraio 1888. Tra l’altro, dopo una visita fatta, assieme a Theo, a Georges Seurat, nella mattina dello stesso giorno. Era il rendere omaggio, prima di partire per la Provenza e verso la luce del Sud, al pittore che più di ogni altro aveva scosso dalle fondamenta l’arte impressionista.
Ad attrarlo a Parigi aveva contribuito anche l’interesse che il fratello Theo gli manifestava a proposito degli impressionisti e adesso egli aveva finalmente l’opportunità di entrare in contatto diretto con il nuovo dell’arte del suo tempo.
Gli iniziali mesi parigini furono dunque per lui di ambientamento. Poi la fondamentale visita all’ottava e ultima mostra impressionista, nel maggio del 1886. Un’esposizione particolare, perché tre rappresentanti storici dell’impressionismo come Monet, Sisley e Renoir, avevano deciso di non partecipare. A questo faceva da contraltare il ruolo assunto da Degas, assieme a un gruppo di pittori amici, soprattutto rivolti al tema della figura.

“Ad Anversa non sapevo neppure cosa fossero gli impressionisti, mentre ora li ho visti, e anche se non sono uno di loro ho molto ammirato alcuni quadri, un nudo di Degas, un paesaggio di Monet” scrisse Van Gogh a un amico. Ricordando, alla fine della stessa lettera, il suo desiderio di armonizzare gli estremi del colore, “cercando di rendere dei colori intensi e non una grigia armonia”.

Affascinato da tempo dalle teorie sul colore di Delacroix, poco per volta Van Gogh comprese la forza di una gamma cromatica più chiara, a contatto specialmente con l’opera di Seurat. In questo senso, l’insieme di autoritratti che realizza nei due anni a Parigi è una delle espressioni più piene e vere della sua rapidissima evoluzione nell’ambito di un colore nuovo, modificando anche la percezione che Vincent aveva di sé.

Realizzato negli ultimi mesi del suo soggiorno parigino, il celeberrimo “Autoritratto con cappello di feltro grigio” potrà essere ammirato a Padova.

 “Si tratta della ripresa – scrive Marco Goldin – di un altro autoritratto con lo stesso cappello, realizzato all’inizio della primavera 1887. Proprio nell’accostare queste due immagini si comprende perfettamente quanto Van Gogh fosse progredito nel volgere di poco tempo. A una stesura ancora quasi piatta, succede un ritmo percussivo del colore, radiante nella sua manifestazione. Agiva sì la lezione di Seurat, ma in una misura che si allontanava dal senso perfino matematico di quella pittura. E invece si esprimeva nella forza di presentazione dei tratti accostati di blu e arancio, secondo lo studio sui colori complementari. Questo effetto radiante di fondo fa emergere con veemenza il volto di Van Gogh, che pare accendersi entro un grumo disteso di luce. Non quindi il modificare quella luce, quanto farla convergere verso il punto della rivelazione. E quel punto è il volto. Ancor di più, lo sguardo allarmato. Van Gogh è pronto per prendere un treno. La sua destinazione, Arles. A respirare il giallo del grano e del sole”.

La mostra Van Gogh. I colori della vita, che contiene ben 78 opere di Van Gogh tra dipinti e disegni, compreso “Autoritratto con cappello di feltro grigio”, è promossa da Linea d’ombra e dal Comune di Padova, con l’appoggio del Gruppo Baccini quale main sponsor, e la curatela di Marco Goldin. Non ha nulla di generico e non è solo una sfilata di quadri che pur in molti casi sono capolavori notissimi. È invece un sorprendente percorso volto a far conoscere alcune trame della vita e dell’opera di Van Gogh non così affrontate finora, proprio per la volontà del curatore di ricostruire l’intero percorso, includendo anche quanto di solito non viene compreso.

Per maggiori informazioni e prenotazioni: www.lineadombra.it






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