Belle arti

07 Apr 2021


William McGonagall: parola di movimento

Brutta poesia o performance art?

Chiedere la comprensione ai poeti è assai difficile, specie quando i poeti non sanno far si che la loro opera sia compresa o comprensibile, come nel caso di William McGonagall. Il suo nome è passato alla storia della letteratura come “peggior poeta del mondo” per l’errato uso di metriche, metafore e rime.

Nato presumibilmente a Edimburgo nel 1825 (ogni tanto disse 1830) o in Irlanda nel 1841, si trasferì a Dundee con il padre e si appassionò al teatro (dove “emerse” per un siparietto comico durante l’esecuzione di un’opera shakespeariana) e scoprì la vocazione poetica nell’1877, a 47 anni. Si propose come poeta di corte ma venne rifiutato: tuttavia egli prese la cortesia come lode per la sua opera; nel luglio 1878 camminò per 97 chilometri (da Dundee a Balmoral) per esibirsi al cospetto della Regina Vittoria, ma non gli fu concesso dalle guardie reali. Gli anni seguenti furono molto duri tantoché cadde in miseria e dovette vivere vendendo poesie in strada, recitandole ed elemosinando dai suoi amici. Fu ingaggiato da un circo per recitare le poesie sotto il lancio di alimenti da parte del pubblico (banditi poi dalla magistratura contro la quale scrisse pure un’ode) poi da un’azienda per un’ode sul sapone. Per tutta la sua vita si impegnò a spronare la gente a non entrare nei pub per consumare alcol, cosa che gli costò insulti da parte del pubblico. Caduto nuovamente in miseria, venne aiutato per un’ultima pubblicazione. Nel 1894 ricevette dal re birmano la carica di Gran Cavaliere del Sacro Ordine dell'Elefante Bianco, il cui titolo venne mantenuto fino alla morte. Si trasferì a Edimburgo l’anno dopo e morì in assoluta povertà nel 1902.

A parte l’interessante biografia, ricca di aneddoti e esperienze curiose, trovo nella figura di questo poeta alcuni grandi valori. Per tutta la vita egli fu convinto di essere “il più grande poeta del mondo” poichè diverse testimonianze affermano che fosse totalmente insensibile ad ogni tipo di critica (la credenza che soffrisse della sindrome di Asperger è accreditata) Gli scherni, i lanci di uova e gli insulti non tolsero mai la convinzione che la sua fosse un’arte giusta: all’inizio della carriera dichiarò di provare “uno strano tipo di sentimento sovrastarlo per circa cinque minuti. Una fiamma, come diceva Lord Byron, sembrava accendersi intorno a me insieme a un forte desiderio di scrivere poesie."

Sebbene oggi la sua fama sia legata ad altro, trovo che egli abbia avuto la costante determinazione nel voler vedersi realizzare. Nonostante rifiuti e critiche negative, non ha mai abbandonato il grande sogno di diventare un grande poeta, persino la lettera di rifiuto della corte divenne per lui un simbolo degno di nota. Il senso logico, per quanto poco, mostra quanto un piccolo dettaglio può diventare fonte di grandi soddisfazioni.

Il suo abbondante ego, supportato dal sogno della Poesia, lo ha reso inoltre l’iniziatore della performance d’artista: l’esibizione pubblica della propria opera con la complicità del pubblico. Un’arte interdisciplinare che ha visto importanti sviluppi sociali nello scorso secolo, come Rhythm 0, esibizione di particolare rilievo dell’artista montenegrina Marina Abramović del 1974.

La costante ricerca del contatto con il pubblico e la voglia di dimostrare l’importanza del suo messaggio poetico fanno di McGonagall un esempio di innovazione artistica. Dove la Poesia lo ha legato e fatto cadere, l’Arte tutta lo ha invece celebrato. Una dimostrazione che la Parola non è solo scrittura, ma anche ascolto, emozione, movimento.






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