A proposito di Henry

Cosa cambiereste se dall’oggi al domani la vostra vita si resettasse?

La storia di cui sto per scrivere è molto banale.

Henry Turner (Harrison Ford) è il classico avvocato di successo, un vero e proprio squalo nel suo lavoro, uno di quegli avvocati acclamati, invidiati, temuti. Che non esita addirittura a mentire pur di vincere. E ovviamente ha tutto: una bella casa, una moglie devota e una figlia che tra poco frequenterà uno dei migliori college.

Una sera esce per comprare le sigarette, ma al minimarket è in corso una rapina. Non fa nemmeno a tempo ad alzare le mani che si ritrova a terra, con una pallottola nel petto e l’altra conficcata nel cervello. Miracolosamente resta vivo, ma non illeso. Dopo giorni di coma si risveglia e non sa più niente: non sa chi è, né cos’è successo. Non riconosce la moglie, la figlia, non sa più leggere, scrivere, parlare, camminare.

Nella clinica in cui è ricoverato conosce Bradley, il fisioterapista che per tutto il lungo periodo di convalescenza rappresenta il suo bastone, nel vero senso della parola: Bradley è per Henry le gambe su cui imparare nuovamente a camminare, la voce con cui tornare a parlare. E l’unica persona di cui si fida ciecamente e con cui trascorre il suo tempo.

Con un lungo, costante percorso di riabilitazione e grazie al prezioso lavoro di Bradley, Henry inizia a riprendersi fino a quando, tornato alle normali facoltà, arriva il momento di tornare a casa. E qui, la rinascita. La redenzione dell’avvocato senza scrupoli che cambia completamente la sua vita, imparando a dare valore a tutte quelle cose che prima dava per scontato: la famiglia, in questo caso.

La trama non è certo tra le più originali, vi avevo avvisati. Ma non è per la storia che ho voluto scrivere di questo film. Quello che sto per chiedervi è molto meno banale di quanto avete letto finora.

Cosa cambiereste voi se dall’oggi al domani la vostra vita si resettasse? Cosa fareste se un bel giorno vi svegliaste senza più memoria? Certo, sarebbe scioccante perdere gli automatismi come camminare e parlare, ad esempio. O peggio ancora, non riconoscere più nessuno, non avere punti di riferimento o aver dimenticato gli affetti. Ma pensate al “lato positivo” di una situazione del genere: reinventarsi completamente, essere liberi da ogni condizionamento sociale. E come Henry, poter vedere le cose per quello che realmente sono e non per quello che la società ci mostra. In fin dei conti, Henry cambia il suo approccio alla vita non perché si sia reso conto dell’importanza di determinati valori, ma perché non sa più chi è: non sa più fare l’avvocato, non sa più di avere un’amante con cui tradire la moglie due giorni a settimana. E si accorge che essere l’uomo di prima non gli interessa più di tanto e che stare con sua figlia è invece molto più divertente.

A volte perdiamo di vista l’importanza delle priorità e diamo più valore, investiamo più energie, spendiamo più tempo nelle famose sovrastrutture. Henry era solo lavoro, trascurava il matrimonio e dava per scontato la presenza della moglie. Vedeva la figlia come studentessa modello da mandare in un prestigioso college lontano da casa, quando a lei non mancava una buona istruzione, ma la reale presenza del padre.

A me è sorta spontanea questa domanda alla fine del film, ma forse più che “cosa cambiereste” è meglio chiedere “come cambiereste”. In entrambi i casi mi sono accorta che non è così semplice trovare una risposta. Ci sto ancora ragionando… Però penso che sforzarci di immaginare noi stessi in modo diverso, possa in qualche misura farci vedere la realtà sotto un’altra prospettiva. Anche se solo per un attimo, in un mondo parallelo fatto di “se”. Io credo che sia sicuramente un buon esercizio. Di immaginazione, se non altro.






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