“C’è tempo”...

Una fiaba dotata di estrema delicatezza che fa l’occhiolino al cinema di formazione

In un giorno come un altro, a Stefano arriva una lettera a casa: scopre così di aver perso il padre che non ha mai conosciuto e di avere un fratello di cui ignorava l’esistenza. Il ragazzino si chiama Giovanni, ha solo tredici anni ed è orfano.

Essendo l’unico parente in vita, Stefano ora è chiamato a rivestire il ruolo di tutore, ruolo che accetta volentieri solo per una generosa somma di denaro che riceverà in cambio.

C’è solo un problema, un piccolo ingombrante dettaglio. Stefano è un quarantenne immaturo e un ricercatore precario che fa l’osservatore di arcobaleni; vive in un paesino nel cuore del Piemonte, circondato dal verde e dalle montagne. Giovanni, figlio di un senatore, è nato e cresciuto a Roma e a vederlo sembra un piccolo lord: impeccabile nel suo abito con tanto di papillon, ha ricevuto un’educazione fuori dal comune e dimostra un grado di maturità che stona un po’ con la sua giovane, dolce età.

Insomma, sono il giorno e la notte e come tali, impossibilitati ad incontrarsi, pare.

Quando i due si ritrovano a fare il viaggio in macchina Lazio-Piemonte, si può facilmente immaginare cosa succede. L’inizio infatti è prevedibile: è un incontro-scontro governato da un sentimento di diffidenza. Ci sono distanza, dolore, incomprensione, intolleranza.

Trascorrere intere giornate assieme, fianco a fianco, non è facile ma obbliga i due protagonisti ad aprisi poco per volta, a conoscersi pian piano, a posare le maschere e a mostrarsi per quel che sono. In fin dei conti, in Stefano è ancora presente un bambino e in Giovanni si è già fatto spazio un giovane adulto.

Si apre così un mondo. Anzi, due, che per quanto diversi - complici il tempo e la strada - iniziano a toccarsi l’un l’altro. Con calma il loro incontro inizia a prendere colore, fino a diventare un vero arcobaleno.

Si tratta di un film apparentemente leggero, dai toni scherzosi, capace di strappare ben più di un sorriso che però racconta la storia di un dolore, di una perdita e di un vuoto che niente potrà mai colmare. Ma parla al contempo anche di speranza e di meraviglia. Meraviglia per il nuovo, il diverso, apertura verso il prossimo, accoglienza, tolleranza e condivisone.

Non è facile, attenzione. Per passare da un inizio burrascoso ad un finale roseo c’è di mezzo il viaggio che in questa pellicola si fa metafora di un importante percorso di ascolto, riflessione e pensiero in relazione all’altro che è, per quanto incredibile, l’essere che più di tutti ci aiuta a trovare una definizione di noi stessi.

Quel sole e quella luna, all’inizio lontani anni luce, sono ora cambiati. Assomigliano più ad un arcobaleno: tanti colori diversi che insieme formano una cosa sola.

“L’incontro di due diversità era il mio obiettivo, una differenza di linguaggi e anche nei colori del film, caldi e solari, volevo dare una carica di speranza. Volevo che entrasse luce da tutte le parti, viviamo epoche buie e abbiamo bisogno di luce e l’incontro fra loro due è luce”, ha detto Walter Veltroni, che ha diretto questa commedia nel 2019.

Consigliato? Sì. Buona visione!






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