Come l’acqua per gli elefanti

Un treno da prendere al volo e una compagnia circense per una storia d’amore… da film.

Ho sempre avuto un debole per il circo e gli artisti di strada. Forse questa curiosità nasce dall’immaginario che ho di una vita itinerante, ricca di esperienze e scenari scintillanti. Anche se, a pensarci bene, è sicuramente più povera in termini di legami di sangue e radici, tanto cari a molti per la sicurezza che trasmettono e il conforto che sanno dare.

Bello il circo, gli animali e bravi gli artisti, trapezisti, pagliacci, addestratori! Ma il cuore del circo, purtroppo o per fortuna, non è lo spettacolo che si svolge sul palco, quanto le storie che si consumano dietro le quinte. Come l’acqua per gli elefanti è un film di Francis Lawrence, uscito nelle sale nel 2011, che racconta le gioie e i dolori di un ambiente a tratti divertente, a tratti drammatico.

Siamo nel 1931, durante la Grande depressione, non lontano da New York. Jacob Jankowski è un giovane uomo ad un esame dalla laurea in veterinaria. «Avevo pianificato una nuova vita, poi la porta si aprì e tutti i miei piani andarono in fumo»: i genitori sono morti in un incidente stradale e lui si ritrova improvvisamente da solo, senza famiglia e senza casa. E proprio come da copione, la storia continua con un’occasione da non perdere: un treno in corsa su cui saltare per lasciarsi trasportare verso un futuro ignoto. Non un treno qualunque però: era il treno del Circo dei fratelli Benzini.

Jacob inizia così il suo viaggio, non solo fisico, ma anche personale. Conosce artisti provenienti da ogni dove, viene accolto con calore da tutti, lavorando con gli animali può sfruttare i suoi studi in veterinaria e capisce, letteralmente, cosa vuol dire sporcarsi le mani e guadagnarsi il pane. Entra nelle grazie dell’inquietante proprietario del circo, August, e della sua bellissima moglie, Marlena, della quale si innamora a prima vista. Ed è qui, ovviamente, che iniziano i guai. L’ambiente non è per niente rilassato, il periodo storico non è dei migliori, August non riesce a pagare i suoi artisti, né a sanare i numerosi debiti.

Marlena rappresenta per lui un'àncora di salvezza, colei che riesce a calmarlo e a mantenerlo sulla retta via. Ma sta pian piano sacrificando se stessa e spesso è vittima delle ire del marito, instabile e violento. È quindi lei ad aver bisogno di una via di fuga, di una vita migliore che non pensava di meritare. L’incontro con Jacob, la gentilezza che le riserva, la sicurezza che le trasmette, rappresentano per lei la serenità tanto agognata.

Ed ecco quindi un’altra fuga, questa volta insieme, perché a volte, quando si rimane soli e anche l’ultima speranza sta svanendo, capita qualcosa di straordinario, ma di necessario e indispensabile, come l’acqua per gli elefanti appunto. È il sentimento che, se condiviso, raddoppia di intensità, dando risultati inimmaginabili. Come un happy ending, per esempio.

Quella raccontata in Come l’acqua per gli elefanti è una storia di redenzione per un giovane ragazzo che, rimasto solo, ha dovuto cercare la sua strada, arrangiandosi come meglio poteva, forte di quei valori che lo hanno aiutato a rimanere fedele alla sua natura, alla sua bontà d’animo e a quell’amore che sembrava impossibile. Nel rispetto di se stesso e dei suoi sentimenti.








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