FUOCOAMMARE

Un film “non politico”, che parla comunque alle coscienze e invita tutti a essere “pescatori”. Un onore per l’Italia essere rappresentata da #Fuocoammare, candidato agli Oscar 2017 come miglior film in lingua straniera.

Regia: Gianfranco Rosi. Anno: 2016

Abborrendo il format dell’inchiesta giornalistico-televisiva, che si concretizza in immagini scioccanti e interviste più o meno interessanti finalizzate a un impianto ideologicamente preconfezionato, Gianfranco Rosi segue il suo metodo di immersione totale: trasferitosi per più di un anno a Lampedusa, fa esperienza di cosa vuol dire vivere sul confine più simbolico d’Europa e rileva in maniera assolutamente onesta i diversi destini di chi sull’isola ci abita da sempre, i lampedusani, e chi ci arriva per andare altrove, i migranti. Da questa immersione nasce Fuocoammare. Il regista racconta Lampedusa attraverso la storia di Samuele, un ragazzino che va a scuola, ama tirare con la fionda e andare a caccia; gli piacciono i giochi di terra, anche se tutto intorno a lui parla di mare. Mentre la sua vita scorre, nella sua isola approdano - via mare, per l’appunto - migliaia di profughi in cerca di libertà. Samuele e i lampedusani sono testimoni - a volte inconsapevoli, a volte muti, a volte partecipi - di una tra le più grandi tragedie umane dei nostri tempi.

Samuele è un ragazzino con l'apparente sicurezza, le preoccupazioni e il bisogno di capire tipici di ogni preadolescente. Con lui e con la sua famiglia entriamo nella quotidianità di chi abita un luogo che è costantemente in emergenza. Grazie al ragazzino e al suo “occhio pigro”, che ha bisogno di una rieducazione per poter vedere a pieno e sfruttare tutte le sue potenzialità, ci viene ricordato di quante diottrie possa privarsi lo sguardo di un uomo quando non riconosce nell’altro un proprio simile o quando semplicemente non vede al di là del proprio microcosmo. Così, lo sguardo stesso dell’Europa si accieca, incapace com’è di rivolgersi al fenomeno della migrazione se non con l'ottica di un Fagin dickensiano che accoglie o esclude secondo il proprio tornaconto. Samuele non incontra mai i migranti. A farlo, invece, è il dottor Bartolo, unico medico di Lampedusa, costretto anche a constatare i decessi, ma capace di non trasformare tutto ciò che svolge oramai da diversi anni in una macabra routine, conservando intatto il senso di umanità e di compartecipazione. Gianfranco Rosi non cerca mai il colpo basso, neppure quando ci mostra situazioni al limite. La sua camera inquadra vita e morte senza alcun compiacimento estetizzante ma con la consapevolezza che, come ricordava Thomas Merton, nessun uomo è un’isola (e nessun’isola, oggi, è come Lampedusa).

Già premiato al Festival di Berlino con l’Orso d’Oro, Fuocoammare concorrerà agli Oscar 2017, ed è una bella rappresentanza, ma soprattutto una significativa testimonianza e un forte appello all’umanità.

 








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