Gifted - Il dono del talento

E il trionfo dell'amore incondizionato.

Tre anni fa è uscito un film che tutti dovrebbero vedere. Mi è capitato di consigliarlo giusto una sera della settimana scorsa. Il titolo è Gifted - Il dono del talento e si tratta di una pellicola americana che vede come protagonisti Chris Evans e la piccola Mckenna Grace.

Lei è una bambina speciale, con un raro grande dono: a soli 7 anni è un genio della matematica. Questo talento è l’eredità lasciatale dalla madre Diane, scomparsa poco prima di diventare una brillante e promettente matematica, quando Mary - questo il nome della bambina - aveva solo 6 mesi. Da allora, la piccola vive con Frank: giovane zio, sempre presente, un po’ noioso forse, ma figura indispensabile che ha cresciuto Mary come fosse figlia sua.

Vivono in una casetta prefabbricata a Tampa, in Florida, e fino a quando non è giunto il momento di andare a scuola è sempre andato tutto bene… Una vita tranquilla in compagnia dello zio e della super vicina di casa che è praticamente parte integrante della famiglia.

Il primo giorno di scuola però arriva ed è necessario affrontarlo: Frank vorrebbe tanto che la piccola Mary possa farsi degli amici e vivere un’esistenza che lui stesso definisce “normale”. Ma in cuor suo sa che non è così. Fin dai primi giorni infatti, la signorina Bonnie Stevenson, insegnante della classe di Mary, si accorge che la bimba è particolarmente dotata per la matematica e spinge per far intraprendere a Mary una strada all’altezza delle sue potenzialità.

Il suo è un intento nobile: vuole valorizzare il suo dono, fino ad offrirle - tramite la scuola - una cospicua borsa di studio per il più importante istituto di formazione del Paese. Qui entra in gioco Evelyn, la mamma di Frank e Diane, la nonna di Mary, che solo ora vuole rivendicare la custodia della piccola. Mary diventa quindi il soggetto/oggetto di una contesa legale.

Evelyn vuole portarla nel Massachusetts per poterle offrire la miglior istruzione possibile; Frank vuole tenerla con sé, perché di fatto è lui la sua famiglia. Finiscono, come prevedibile, in tribunale e l’unica cosa che Frank riesce ad ottenere - purtroppo per lui e per Mary - è affidare la custodia ad una famiglia adottiva aspettando il dodicesimo compleanno della bambina, momento in cui ella potrà decidere autonomamente con chi vivere.

Mary si sente abbandonata dall’unica persona su cui pensava di poter contare. Ci rimane talmente male che si rifiuta di vedere lo zio, quando va a trovarla. Il peggio però deve ancora venire: da lì a poco, Frank scopre che la nonna Evelyn non ha mollato l’osso e che vive nella dependance della famiglia adottiva: vuole tenere sott’occhio Mary, guidarla in un percorso di crescita e formazione affinché diventi “qualcuno” perché ha paura che sprechi il suo raro talento come pensa abbia fatto sua figlia Diane rimanendo incita di Mary.

Ci tiene talmente tanto alla bambina (e sono ironica) che quando Frank le consegna un importante lavoro portato a termine da Diane ma tenuto nascosto per tutti quegli anni non esita a scambiare l’affidamento della nipote per la pubblicazione del lavoro di Diane. Per gli esperti posso dire che si trattava della risoluzione del problema di Navier-Stokes. Per tutti gli altri, esseri umani empatici e con un cuore, posso dire che il futuro di una bambina, per quanto speciale e dotata, non dovrebbe mai essere merce di scambio.

Ma tutto è bene quel che finisce bene: Mary può finalmente tornare a vivere con l’amato zio Frank, che forse non le sottopone la lettura di libri adatti al suo genio ma sicuramente l'appassiona alla vita, riuscendo a garantirle la migliore istruzione insieme a una vita "normale" tra i suoi coetanei, e con l’inseparabile gatto rosso Fred. Alla fine, vince l'amore incondizionato.






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