Hugo Cabret e l'ingranaggio chiave

Una pellicola che (ri)scopre lo straordinario nell'ordinario, fondendolo con la fantasia febbrile e la fertile creatività.

Nel corso della sua carriera, il premio Oscar Martin Scorsese ha portato sullo schermo la sua visione unica e la sua straordinaria capacità di narratore. Con “Hugo Cabret”, il suo primo film in 3D, tratto dal romanzo di Brian Selznick “La straordinaria invenzione di Hugo Cabret”, che ha scalato le classifiche di vendita diventando un best seller negli Stati Uniti, ci invita ad intraprendere un viaggio magico e diverso da tutti gli altri.

Parigi, 1930. Hugo Cabret, dopo la morte del padre provocata dall’incendio che si è sprigionato nel museo in cui lavorava, vive nascosto all’interno della stazione ferroviaria di Montparnasse, sostituendosi segretamente allo zio, anch’egli morto, nella riparazione del grande orologio. Hugo ama aggiustare le cose: un guasto è per lui fonte di tristezza e di disagio, tutto deve essere oliato, ogni ingranaggio deve girare nel modo giusto e con precisione, le lancette devono segnare l’ora esatta... altrimenti la vita quotidiana pare in stallo.
Nel frattempo, il ragazzino cerca di portare a termine la costruzione di un automa al quale aveva iniziato a lavorare insieme al padre, orologiaio di professione: per animarsi l’automa ha bisogno dell’ultimo ingranaggio, la chiave a forma di cuore. Hugo crede che l’automa contenga l’ultimo messaggio lasciato dal padre e, pur di sistemarlo, sottrae dei pezzi ad alcuni giocattoli guasti in un negozio all’interno della stazione. Il proprietario di quel negozio è un eccentrico signore che si rivelerà essere George Méliès, genio dell’immaginazione nel cinema che “rende possibile ciò che è impossibile a teatro” e che porterà il piccolo Hugo a fare un viaggio meraviglioso nel passato del cinema nascente.
L’impianto dell’intera opera si può definire “a scatole cinesi”: c'è il film nel film, il sogno nel sogno, ci sono i luoghi nel luogo…  Sullo sfondo la convinzione che il mondo è un unico grande meccanismo, in cui si collocano le macchine, che hanno esattamente il numero e il tipo di pezzi che servono affinché possano espletare le loro funzioni, e gli uomini, che hanno ciascuno il proprio posto e il proprio scopo nel mondo. Hugo Cabret imparerà che anche gli uomini, come le macchine, si possono “rompere”, quando perdono il cuore, ingranaggio chiave. Ma si possono “aggiustare”, facendo ritrovare loro il senso della vita, lo scopo del loro essere nel mondo, in una parola, ciò che fa battere il cuore.







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