I cento passi... verso la legalità

Un film che mostra il grande valore che un giovane siciliano ha saputo dare alla sua vita.

Oggi vorrei parlare di cinema, quindi di un film che mi ha dato modo di scoprire una storia fatta di ideali e lotte interiori; la storia di un uomo come Peppino Impastato, attivista, giornalista e poeta, che ha dedicato la sua intera vita alla lotta contro la mafia che letteralmente aveva dentro casa.

La scena iniziale, con i preparativi per la festa al cugino Anthony di ritorno dall’America, parla di una rimpatriata familiare in cui vengono mostrati i lati più teneri della famiglia; il piccolo Peppino ancora non conosce l’ombra oscura che si cela dietro a quei volti, si fida dello zio, don Cesare Manzella, di zu’ Tano (Gaetano Badalamenti) e degli altri amici di papà Luigi.

Ma sarà proprio in compagnia dello zio che scoprirà la mafia: da una macchina in piazza a Cinisi, l’attivista comunista Stefano Venuti denuncia e spiega al suo misero pubblico (Peppino e Manzella) gli intrallazzi che si celavano dietro alla costruzione dell’aeroporto di Palermo-Punta Raisi. Sbeffeggiato ma rimasto nella vivida memoria di Impastato, Venuti diventa ben presto il padre spirituale e ideologico del giovane Peppino, che ha frequenti scontri con il vero padre, mafioso e affiliato alla cosca di Tano Badalamenti, succeduto a don Cesare Manzella, morto in un attentato.

Gli scontri, anche grazie all’intensa attività giornalistica e di promozione culturale, diventano ben presto pane quotidiano fino a che, andato via di casa, Peppino, insieme ai compagni del partito, fonda Radio Aut: una piccola emittente fra Cinisi e Terrasini in cui vengono denunciati i crimini e derisi i mafiosi della cosca di zu’ Tano, profondamente radicata anche all’interno del Comune. Affronti diretti, rinfacciati anche al padre Luigi, interiormente provato. Ma nemmeno la sua morte cambia le cose: Peppino si tiene a distanza, e non c’è più nessuno fra lui e zu’ Tano.

Peppino Impastato muore nella notte del 9 maggio 1978, in un agguato passato inosservato alla stampa, ma nonostante questo gli amici e i compagni di Peppino lo acclamano a gran voce, i suoi ideali sono ancora vivi dentro di loro, e la lotta contro la mafia continuerà senza fermarsi.

Sono capitato su questo film per puro caso: sentendo i Modena City Ramblers in tv, poi ho realizzato il grande valore che un giovane siciliano ha saputo dare alla sua vita. Non si tratta di un film politico, le bandiere rosse intimoriscono ma c’è qualcosa di più grande, ben rappresentato in questo film di Marco Tullio Giordana che, seppur romanzato, dimostra perfettamente come la vicinanza fisica e familiare agli ambienti mafiosi non fossero un limite per quello che era un ideale ancora più grande: la legalità.

Con l’interpretazione sublime di Luigi Lo Cascio, Tony Sperandeo e Luigi Maria Burruano, “I cento passi” è uno di quei film di riscoperta, lo definirei io, che aiuta a comprendere cosa sia davvero la forza di volontà e il coraggio di esporsi. Un grande coraggio, quello di Peppino, che ha saputo prendere la distanza dalla famiglia e continuare la sua lotta nella speranza di un futuro migliore, dove la mafia sia appena un ricordo, perché la legalità deve essere cultura quotidiana e non solo un ideale per cui combattere.






ABOUT AUTORE









Utilizzando il sito web, accetti il nostro uso dei cookie, per una tua migliore esperienza di navigazione. Maggiori informazioni Ok