I Love Radio Rock

L’amore per la musica e il libero pensiero

Se volete farvi quattro risate guardate I Love Radio Rock. Non è uno di quei film che ha fatto il botto, anzi: al botteghino pare essere stato un vero fiasco. Però è divertente, esilarante, ben interpretato e a tratti commovente. La pellicola è ispirata ad una storia vera – quella della Radio Caroline - e a personaggi realmente esistiti e come ogni storia che si rispetti presenta alti e bassi, gioie e dolori. Gioie perché il regista, Richard Curtis, ha indubbiamente voluto dare un taglio leggero e scanzonato a questo suo film; dolori perché si dimostra ancora una volta che seguire a tutti i costi i propri sogni non è certo semplice.

Il film è ambientato a metà negli anni ’60, nel Regno Unito. Siamo su una vecchia barca mal tenuta, chiamata appunto Radio Rock, ancorata al largo del Mare del Nord. L’equipaggio è formato da personaggi stravaganti: un gruppo di dj pazzi e con la testa piena di ideali che trasmette musica rock 24 ore al giorno, incontrando il pieno apprezzamento da parte dei radioascoltatori inglesi che trovavano in questa e in altre radio pirata una scappatoia dalla rigida Inghilterra di quel tempo. In quegl’anni infatti, la radio pubblica inglese dedicava veramente pochissimo tempo alla musica beat, pop e rock, generi musicali non certo ben visti. “La musica dei poco di buono”, per usare un eufemismo.

Al colorato gruppo di sfegatati del rock’n’roll si aggiunge Carl, un ragazzo per niente appassionato dello studio che è appena stato espulso da scuola. La mamma, apparentemente per punizione, lo imbarca su Radio Rock, pensando che gli possa far bene cambiare aria e passare del tempo col padre che conoscerà per la prima volta proprio su quella stessa barca. L’assenza di regole, il clima di svago e il continuo divertimento non sono certo l’antidoto migliore per mettere in riga Carl, ma una cosa è certa: nel tempo trascorso su Radio Rock imparerà cos’è la vera amicizia, incontrerà l’amore e diventerà grande respirando speranza e determinazione da un gruppo di persone unite da un ideale comune, sostenitori del libero pensiero, in grado di far sognare milioni di persone.

Il film racconta della lotta tra questa realtà e le autorità inglesi. Il Ministro Dormandy, uomo ottuso e all’antica, si attiva alla ricerca di un cavillo legale che possa far chiudere per sempre i microfoni della nave-radio pirata, convinto del fatto che quella musica possa influenzare negativamente giovani e giovanissimi. Quando dopo mesi e mesi di ricerche e sotterfugi riesce finalmente a renderla illegale, la ciurma decide ovviamente di non mollare: continuano con le trasmissioni e provano addirittura a scappare salpando verso acque più sicure. Le condizioni precarie della barca non consentono di andare molto lontano e, anzi, ben presto iniziano ad imbracare acqua.

Ormai sembra la fine e proprio quando stanno per essere trascinati sott’acqua, i ragazzi scorgono non una, ma decine e decine di barche che stanno venendo a salvarli. Sono i fan che hanno risposto al loro SOS e che non possono permettere che questo sia l’epilogo dei loro dj preferiti e della sana follia che li ha accompagnati in questa avventura.

Una storia vera che racconta la vittoria della libertà, in tutte le sue forme.






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