Il club degli imperatori

“Ora che sono diventato vecchio mi sono reso conto di avere soltanto due certezze. La prima è che i giorni che iniziano con una remata sul lago sono decisamente migliori degli altri. La seconda è che il carattere di un uomo è il suo destino". Prof. William Hudert

Inizia così Il club degli imperatori, con un pensiero di William Hudert, un vecchio professore ormai in pensione, che per molti anni ha insegnato storia e civiltà antica al Saint Benedict, un prestigioso college americano. Il film non è altro che un lungo flashback della sua vita di insegnante e del rapporto instaurato con gli allievi della sua classe.

Hundert non è uno di quei professori che rappresenta la maggioranza, purtroppo. Al contrario, è uno di quei professori come pochi se ne incontrano nella vita, sempre se si è fortunati. È uno di quelli che ama il proprio lavoro, che insegna con passione, che oltre a trasmettere le mere nozioni cerca anche di far apprendere i valori della vita, il senso di civiltà e dà solide basi su cui i gli allievi possono costruire le proprie personalità. Perché crede che il carattere di un uomo determini il suo destino, appunto.

Tanti anni prima, in un giorno come un altro, mentre sta tenendo una lezione davanti alla sua classe di studenti attenti e appassionati, si presenta in ritardo Sedgewick Bell, un ragazzo che fin da subito si dimostra disinteressato allo studio, sprezzante delle autorità e delle regole della scuola. Il classico cattivo esempio per il resto della classe, capace solo di bravate, provocazioni e spavalderie.  

Il professor Hundert, proprio in virtù della sua vocazione di insegnante-guida, ha la sensibilità di capire che i comportamenti di Sedgewick non sono frutto di una cattiveria gratuita, ma di un disagio più profondo che scoprirà derivare dal rapporto mancato con il padre. Il padre di Sedgewick è infatti un senatore con pochissimo tempo ma con abbastanza soldi da sbattere il figlio in un college sperando che venga educato da qualcun altro.

La decisione del professor Hundert è quindi quella di aiutare il giovane ragazzo, “raddrizzarlo” prima che sia troppo tardi. Il suo è un intento nobile: vuole insegnargli ad avere senso critico, a pensare alle conseguenze che inevitabilmente le azioni hanno, a farsi rispettare rispettando gli altri, persone o regole che siano. Cerca quindi di incoraggiarlo, di spronarlo nello studio e nella vita, di infondergli fiducia. Addirittura gli regala - a sua insaputa - qualche punto per riuscire a partecipare al concorso per vincere il titolo di Giulio Cesare.

Si tratta di un famoso e ormai storico quiz di storia che si tiene una volta l’anno al Saint Benedict. Il professor Hundert, domanda dopo domanda, è sempre più fiero del lavoro fatto con Sedgewick che sa rispondere a tutti i quesiti, ma… si accorge che il ragazzo sta barando. Non può permettergli di vincere la gara e ovviamente ne rimane scosso e amareggiato, consapevole del suo fallimento.

Passano gli anni, Hundert va in pensione e i suoi allievi si diplomano. A distanza di molto tempo viene richiamato dal college perché Sedgewick Bell, diventato adulto, marito, padre e ricco uomo d’affari farà una grossa donazione alla scuola ad una condizione: di poter gareggiare nuovamente al concorso per il titolo di Giulio Cesare. Si crea così un’ottima occasione per incontrarsi di nuovo tutti quanti, ex alunni e professore. 

Forse Hundert sente di potersi in qualche modo riscattare, spera profondamente di essersi sbagliato e crede che Sedgewick sia diventato l’uomo dai sani principi che aveva immaginato. Ma ancora una volta, Sedgewick non solo bara, ma coglie l’occasione per fare propaganda politica in vista delle elezioni cui si è candidato, visto che ha deciso di seguire la strada del padre.

Alla fine dei conti, l’insegnamento è diretto all’insegnante stesso - e un po’ a tutti noi. Dopo una vita passata tra i banchi di scuola a forgiare le menti delle giovani generazioni quello che viene trasmesso è che “tutti quanti, prima o poi, siamo costretti a guardare noi stessi allo specchio e a vedere chi siamo veramente”. Nel bene e nel male. E le possibilità sono due: o si passa una vita intera a barare per ottenere con la menzogna ciò che si vuole, come Bell. O ci si vota ad una vita etica, che ci faccia essere fieri di noi stessi, nonostante qualche fallimento. Proprio come il professor Hudert che ha imparato, a sue spese, che “il valore di un uomo non è determinato da un singolo fallimento, né da un solitario successo”.

 A noi la scelta.  








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