Cinema

23 Ago 2021


Il “dilemma” della rete

Un documentario che nel 2020 ha portato a diversi momenti di confronto è stato di certo The social dilemma”.
Approdato su una piattaforma streaming si è meritato approfondimenti, copertine, articoli; il tema di fondo considera la pervasività dei social network e dei vari algoritmi presenti in rete che hanno il compito di “plasmare” l’utente prevedendone le scelte, incentivando alcune decisioni, favorendo un click rispetto ad un altro.
Ma è proprio così che abitiamo i social?
Siamo “veicolati” da formule che ci portano a compiere passi già tracciati?
Ho desiderato approfondire la tematica in aula durante una lezione che prevedeva un focus sul mondo digitale.
Molti studenti avevano visionato con interesse il documentario e, per la maggior parte di essi, sono stati enfatizzati soltanto gli aspetti negativi.
“Prof., più che the social dilemma, dovevano chiamarlo social tragedia”, è stata l’affermazione animata di uno studente.
La rete nemica? I social plasmati per rendere “zombie” le persone? Apocalittici o apocalittici non sembra ci sia altra via a riguardo.
In queste righe intendo stimolare una riflessione su questa importante e delicata tematica.
La questione non è di certo “uscire immediatamente dai social”, ma saper come abitare responsabilmente e con la giusta cura i social e la rete.
La “persona al centro” è claim utilizzato molto negli ultimi tempi. Questo è proprio vero?
La persona messa al centro da noi o l’algoritmo messo al centro? Questo può fare la differenza!

Noi abbiamo una possibilità che i social non hanno: la capacità di discernere.
Per valorizzare il discernimento, tra i nodi della rete, possiamo utilizzare una disciplina, presente da qualche anno nel panorama educativo: la media education, ovvero l’educazione all’uso consapevole dei mezzi di comunicazione e del loro funzionamento.
Dopo aver osservato con attenzione The social dilemma qual è la nostra scelta? Chiudere tutti i profili e tornare al diario cartaceo? Eliminare il nostro smartphone e passare al telefonino che si apre a conchiglia? Scollegare ogni account dalla smart tv e dal tablet?
Se agiamo di “pancia” questa potrebbe essere senz’altro la soluzione più comoda!
Essendo esseri razionali possiamo “discernere” e considerare il documentario come punto di partenza per entrare “da persone” in rete.
Ci vengono in aiuto Ceretti, Felini e Giannatelli con il loro testo “Primi passi nella media education” dove identificano quattro capacità specifiche che possono aiutare l’utente quando si approccia a uno strumento di comunicazione, in questo caso appunto la rete:
- capacità di accedere, ovvero la capacità di utilizzare un determinato strumento per un determinato scopo;
- capacità di analizzare, ovvero la capacità di leggere il contenuto e capirne il senso;
- capacità di valutare, ovvero la capacità di dare una propria prospettiva motivata e fondata in modo approfondito;
- capacità di produrre messaggi, ovvero la capacità di creare un proprio messaggio, sul tema considerato, utilizzando uno strumento di comunicazione appropriato.

Se riusciamo a “entrare” nel mezzo di comunicazione, ad analizzarne il funzionamento, a valutare quanto è presente, ad agire di conseguenza, l’uscita dalla rete potrebbe essere remota.
Nell’oramai lontano 2002, il Pontificio consiglio delle comunicazioni sociali, nel documento “Etica in internet”, usava queste parole in riferimento alla rete: “Lo sviluppo eccezionale dell'informatica ha accresciuto moltissimo le capacità di comunicazione di alcune persone e gruppi privilegiati. Internet può aiutare le persone ad usare responsabilmente la libertà e la democrazia, a espandere la gamma di scelte disponibili nei diversi campi della vita, ad ampliare gli orizzonti culturali ed educativi, a eliminare le divisioni, a promuovere lo sviluppo umano in una moltitudine di modi. (…) Ma non è tutto. (…) Internet può unire le persone, ma può anche dividerle, sia come individui sia come gruppi diffidenti l'uno nei confronti dell'altro e separati dall'ideologia, dalla politica, da passioni, dalla razza, dall'etnia, da differenze intergenerazionali e perfino dalla religione. È già stato utilizzato in modo aggressivo, quasi come un'arma di guerra, e si parla già del pericolo rappresentato dal «ciber-terrorismo».
Sarebbe amaramente ironico che questo strumento di comunicazione, con un tale potenziale di aggregazione umana, tornasse alle proprie origini, risalenti alla guerra fredda, e divenisse uno strumento di divisione e di spersonalizzazione.
Questa “guerra fredda” potrebbe essere oggi rappresentata dal nostro conflitto quando scegliamo senza discernere, potrebbe essere rappresentata dal pericolo dell’alienazione operata dai vari algoritmi, potrebbe essere rappresentata dalla velocità con la quale scegliamo di fare click.
Poniamoci le domande sulle capacità che abbiamo visto… Sappiamo accedere? Siamo in grado di analizzare? Abbiamo la capacità di valutare? Allora scegliamo!
Sono le persone che decidono che tipo di ecosistema plasmare nel digitale, ciascuno di noi può inquinare la rete o trovare il modo di renderla sostenibile e abitabile.






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