Il diritto di contare

La storia di tre donne che hanno contribuito a scrivere la storia dell’uomo

Katherine è una bambina speciale già in età scolare, tant’è vero che gli insegnati decidono di farle saltare due anni vista la sua intelligenza, decisamente sopra la media. “Aiutatela a sviluppare le sue capacità” è l’appello della maestra ai due genitori, un po’ spaventati ma contenti, consapevoli di doversi occupare di un piccolo genio e del futuro che l’attende. Il punto forte di Katherine sono i numeri, la matematica e la geometria: “gestisce qualunque numero abbia davanti”.

Inizia così questa pellicola statunitense del 2016, diretta da Theodore Melfi, che vede come protagonista Taraji Henson, affiancata da Kevin Costner e Kirsten Dunst, tanto per citarne un paio. È un film emozionante, entusiasmante, tratto da una storia vera. Quella delle donne della NASA, ma non donne qualunque. Donne di colore nell’America degli anni ’60. Anni di razzismo, sessismo e segregazionismo. I bianchi e i neri devono per forza vivere separati, in tutto e per tutto: autobus, bagni, chiese, marciapiedi…

Katherine, diventata grande, condivide ogni giorno il viaggio casa-lavoro con Mary e Dorothy, amiche e colleghe: tutte e tre si occupano dei conti per far andare l’uomo nello spazio. Mary è aspirante ingegnere aerospaziale, Dorothy fa la responsabile, ma - vista la sua “condizione” - lo fa con tutte le responsabilità e senza tutti i riconoscimenti del caso.

È il 1961, il primo uomo si sta preparando per orbitare intorno alla terra: “gli occhi del mondo guardano verso lo spazio, verso la luna”.

Un giorno Katherine viene chiamata per un’importante commessa: il Signor Harrison - responsabile dello Space Task Group - ha bisogno di un matematico, ma non di uno che sappia contare, bensì di uno che inventi “dei numeri che ancora non esistono”.

Questa è l’incredibile storia vera di tre eroine intelligenti, determinate, ostinate. Impegnate non solo a far valere i loro diritti di lavoratrici (tema ancora tanto attuale), ma i loro diritti in quanto esseri umani. Lottano per se stesse, per la loro famiglia, per il loro status. E come se non bastasse, calcolano tutti i giorni traiettorie per un viaggio che ancora sembra più un sogno che una reale possibilità.

Questa è una storia di successi importanti, di prime volte, e non solo per le donne ma per l’intera umanità. I primi viaggi nello spazio, le prime navicelle spaziali, le prime toilette senza distinzione di razza perché “qui alla NASA la pipì ha lo stesso colore”, come riconosce Harrison stesso, uomo bianco che occupa una posizione di dirigenza. Katherine, Dorothy e Mary non si sono mai date per vinte, imponendosi con eleganza ai superiori e ai colleghi.

Nella vita reale, le tre donne erano prima di tutto delle attiviste convinte. Mary è stata la prima donna di colore a studiare in una scuola per bianchi per diventare un ingegnere aerospaziale. La prima della NASA e di tutta l’America. Dorothy, che con il suo gruppo ha programmato il famoso IBM, è stata la prima responsabile nera della NASA e fu ritenuta una delle menti più brillanti. Katherine, infine, collaborò ai calcoli dello Space Shuttle, del programma Apollo 11 per mandare il primo uomo sulla Luna e della prima missione su Marte.

Il film è basato sul libro di Margot Lee Shetterly, “Hidden Figures: The Story of the African-American Women Who Helped Win the Space Race”.








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