Il Discorso del Re

“Vi esorto solo a non farvi governare dalla paura”

In un periodo storico carico di tensioni, il Principe Albert, Duca di York, futuro Giorgio VI, ha difficoltà a comunicare con il pubblico, poiché soffre di balbuzie. Dopo aver sperimentato diverse terapie e consultato i migliori logopedisti del tempo senza evidenti miglioramenti, Albert (Colin Firth) sembra aver perso la speranza. Ma grazie alla tenacia di sua moglie Elizabeth, la duchessa di York, il principe conosce Lionel Logue (Geoffrey Rush) terapeuta di origine australiana ed esperto nei problemi del linguaggio che non solo lo aiuta a vincere i suoi problemi di balbuzie, ma costruisce con lui un’amicizia solida e sincera. Le differenze tra i due uomini sono evidenti: Lionel è un ex attore australiano, molto poco avvezzo alle formalità, abituato a dare e farsi dare del tu, cosa difficilmente concepibile per il Duca di York e futuro Re. Ma Lionel capisce che deve convincere il futuro Re a fidarsi di lui, o entrambi falliranno. Fermamente certo che la balbuzie non sia una malattia congenita, Logue – poco a poco e non senza errori e battute d’arresto – riesce, come uno psicanalista, a risalire alle cause giovanili del blocco del linguaggio di Albert, e lentamente a ridargli fiducia. Albert riuscirà almeno in parte a sconfiggere il suo problema, ma molto più scoprirà a pieno le sue risorse. Il film si conclude con il protagonista, diventato Re Giorgio VI, che tiene un appassionante discorso alla nazione al momento della dichiarazione di guerra alla Germania del 1939. Le parole del sovrano hanno un forte impatto sul Paese…

La pellicola, brillante e ricca di battute fulminati, è stata un grande successo di critica e di pubblico.

Basato sulla vera storia di Re Giorgio VI, impegnato nell'ardua ricerca della sua voce, il film è avvincente ed educativo. L'amicizia tanto insolita quanto solida tra un monarca e il più improbabile dei suoi collaboratori insegna che non importa che tu sia re o ciambellano: si ha sempre bisogno di una mano per fare qualcosa di buono, ma soprattutto per scoprire ed esprimere al meglio se stessi.








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