Cinema

01 Ott 2018


"Inside out": quando a comandare sono le emozioni

Immaginate cinque isole: una dedicata alla Famiglia, una all’Onestà, una allo Sport dell’hockey, una all’Amicizia e l’ultima – perché no? – alla Stupidera. Sono le isole della personalità, alimentate da alcuni felici ricordi base mantenuti vivi e nitidi nel quartier generale. Quest’ultimo non è altro che una stanza con al centro una grande consolle: pulsanti, manopole, bottoni, tasti di ogni genere, colore e dimensione. Ogni volta che viene usato qualche comando, si da origine ad un ricordo, conservato in una sfera. Sfera che può essere spedita in magazzino, la memoria a lungo termine, o mantenuta appunto nel quartier generale per andare ad alimentare una di quelle cinque isole, dando forma e sostanza alla personalità.

Siamo nella testa di Riley (ma potremmo benissimo essere nella testa di qualsiasi altra persona). Riley è una ragazzina di 11 anni, vive con mamma e papà nel Minnesota. Bene ma… chi comanda? Chi mette le mani su tutti quei tasti che danno vita ai ricordi e che determinano la personalità di Riley (o di chiunque altro)?

Si chiamano Gioia, Rabbia, Tristezza, Paura e Disgusto. Ebbene sì, sono le emozioni. Gioia ha capelli corti, occhi grandi e gambe sottili. Il suo compito è quello di garantire la felicità di Riley. Meno male che il più delle volte è proprio lei a comandare il quartier generale! Rabbia è un lui, è tutto rosso e pronto a scattare per qualsiasi piccola sciocchezza affinché la ragazza non subisca alcun tipo di ingiustizia. Anche Paura è un lui: piccoletto, magrolino, viola e tutto tremante, tiene Riley lontana dai pericoli. Disgusto è femmina, tanto adorabile quanto antipatica: è vestita di un bel verde acido e controlla che Riley non venga avvelenata (non solo fisicamente). Infine c’è Tristezza, tutta blu dalla testa ai piedi, sempre abbacchiata e non sembra avere un ruolo ben definito per la piccola Riley. Tristezza è anche un po’ maldestra e va tenuta d’occhio: quando tocca un ricordo diventa blu, diventa… triste.

Per via del lavoro del padre, tutta la famiglia di Riley si deve trasferire a San Francisco, ma lasciare la scuola, i propri compagni, la squadra di hockey non è molto allettante. La nuova casa non è particolarmente accogliente, il primo giorno di scuola non è facile. Le vengono in mente un sacco di ricordi del Minnesota che, se prima erano felici, ora sono nostalgici, tristi. Tristezza non si sente bene, vagabonda per il quartier generale mettendo le mani sui bei ricordi di Riley… Gioia cerca di fermarla, sta facendo solo danni! Accapigliandosi finiscono entrambe fuori dal quartier generale, precipitando insieme ai ricordi base, quelli che alimentano la personalità. Le isole iniziano a sgretolarsi e a precipitare nel baratro della memoria. Al comando ora ci sono Rabbia, Paura e Disgusto che non sanno bene cosa fare per salvare la situazione. Riley si trova in difficoltà nella nuova realtà: è scontrosa, indisponente, irritabile.

Gioia cerca disperatamente una via di fuga da quel labirinto di ricordi, deve tornare al quartier generale il prima possibile. Vagando nostalgica tra un numero infinito di ricordi, Gioia ne trova uno in particolare: un aneddoto inizialmente triste che si trasforma in un ricordo felice quando i genitori e gli amici di Riley si stringono attorno a lei per consolarla. Ecco qual è il compito di Tristezza! Capire quando Riley ha bisogno d’aiuto da parte delle persone care. Proprio come sta succedendo in questo momento nel mondo là fuori.

Quando finalmente, col treno dei pensieri, Goia e Tristezza riescono a tornare al quartier generale, si accorgono che nel frattempo Riley è fuggita in direzione Minnesota, per tornare dove tutto era più facile e felice. Sarà proprio Tristezza ora a prendere in mano la situazione e a far fare dietrofront alla bambina. Una volta tornata dai suoi genitori e con i ricordi ormai tutti blu, la ragazzina si mette a piangere tirando fuori le sue insicurezze e il disagio verso quella situazione nuova, in cui fatica ad adattarsi. E mentre i genitori la consolano, Gioia dà vita ad un nuovo ricordo base per ricostruire l’isola della famiglia e poi via via tutte le altre isole della personalità.

Una storia quasi completamente ambientata nella testa della giovane Riley, ma che dimostra quanto ciò che succede internamente condizioni profondamente ciò che accade fuori. Il vero peso delle emozioni come fattori trainanti della nostra vita. In questo senso, credo che la visione del cervello proposta da “Inside out” sia veramente rappresentativa. Non che io abbia mai abitato un cervello… però capisco l’espressione “ragionare di pancia”, dove la pancia – che alcuni hanno definito il nostro secondo cervello – rappresenta in qualche modo la parte meno razionale e più emotiva del nostro corpo. Perché il più delle volte, lasciarsi guidare dalle emozioni ci porta a prendere le giuste decisioni, o meglio, quelle che sentiamo tali anche se non riusciamo razionalmente a spiegarne il motivo. Meno male ci sono loro…








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