“Into the wild”, una storia di libertà e determinazione

“Se vuoi qualcosa nella vita, datti da fare e prendila”

Sono passati esattamente trent’anni dall’estate del 1990, il momento della svolta irreversibile nella vita di Chris McCandless, figlio di una buona famiglia di Washington DC. È lui il ragazzo cui si sono ispirati prima il romanzo e poi il film dal titolo “Into the wild - nelle terre selvagge” di Sean Penn, con una colonna sonora da sogno, completamente firmata da Eddie Vedder.

La storia vera di Chris - o Alexander Supertramp, come si faceva chiamare - ha fatto il giro del mondo e tutti lo conoscono come il ragazzo che ha rinunciato alla comodità di una vita agiata, lasciando tutto - casa, famiglia, auto e i 24mila dollari che aveva nel conto dandoli tutti in beneficienza - per vivere un’avventura unica, alla ricerca di se stesso e di una vita essenziale e senza filtri.

Si è ribellato al sistema di una società fortemente capitalista, ipocrita, corrotta e poco stimolante per chi ha il desiderio di tirare fuori dal cassetto i sogni più grandiosi e brillanti. Con grande coraggio e un po’ di incoscienza è partito per il viaggio della sua vita, mosso dal pensiero che l'essenza dello spirito dell'uomo sta nelle nuove esperienze.

Inizia così il suo pellegrinaggio, a piedi, facendo l’autostop, discendendo il Colorado, giù per il Gran Canion, gettandosi tra le rapide, guadando fiumi, incontrando persone nuove. Qualcuno lo ha accolto per dargli una mano, altri lo hanno letteralmente preso a botte, ma Chris non si è mai fatto fermare da niente e nessuno.

La sua meta era l’Alaska, un posto freddo e ostile, a tratti pericoloso, che lui vuole raggiungere a tutti i costi perché proprio lì può vivere una vita autentica, a stretto contatto con la natura selvaggia, dove non esistono regole e sovrastrutture limitanti.

In queste terre desolate si imbatte per caso in un vecchio autobus abbandonato in cui trova rifugio. Lo rinomina Magic Bus e oggi è una famosa meta turistica per chi vuole scoprire un piccolo pezzetto della vita di Chris.

Ha viaggiato per oltre due anni e dopo i centododici giorni dal suo arrivo in Alaska, a 24 anni, Chris muore. Pare pesasse circa trenta chili. Forse ha mangiato una bacca velenosa, forse è morto di stenti e denutrizione, ma la sua storia - un viaggio affascinante che non smette di incantare - rimane una forte rappresentazione di valori importanti come determinazione e libertà, il desiderio e la bruciante necessità di una rinascita e di una vita che fosse genuina per davvero.

Il corpo di Chris è stato trovato solo 6 giorni dopo la data presunta della sua morte e con lui anche il suo taccuino. Uno degli ultimi messaggi lasciati da questo giovane ragazzo con un’esperienza di vita senza paragoni è stato questo: “Ho avuto una vita felice e ringrazio il Signore. Addio e che Dio vi benedica!

Into the wild - Nelle terre selvagge” è una pellicola che ha ormai più di dieci anni, ma la storia raccontata è così grandiosa da essere senza tempo. Da vedere e rivedere.






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