Cinema

09 Lug 2018


La canzone del mare: tra antiche leggende e contemporanea realtà

Una pellicola per i più piccini, consigliata anche a chi piccino non lo è più; un viaggio alla scoperta delle emozioni.

Non stupisce che La canzone del mare sia stato nominato il Miglior film d’animazione agli European Film Awards: bella storia, fantastica colonna sonora e disegni incantevoli e particolarmente evocativi. E poi è un film dolce, romantico, poetico.

È una storia di fantasia, al limite tra un’antica leggenda e una favola per bambini. Tomm Moore, regista e animatore irlandese, si è infatti ispirato ad alcuni personali ricordi d’infanzia legati alle tradizioni della sua cultura. Vecchi miti irlandesi e scozzesi sono stati la fonte d’ispirazione per questa pellicola dai temi molto attuali, tutt’altro che passati.

Saoirse è una dolce bambina di 6 anni. Ha un fratello maggiore, un padre, ma non una madre. E ha una caratteristica tutta sua: non parla. Vive in un faro in cima ad una collina di un’isola in mezzo al mare, estremamente protetta dal malinconico papà e sempre controllata dall’antipatico fratello Ben che, ritenendola responsabile della scomparsa della madre, non dimostra mai affetto o compassione nei suoi confronti.

C’è sempre stato qualcosa di magico in quella strana casa e una sera Saoirse, guidata dall’istinto e dalla curiosità, trova un vecchio mantello della madre, chiuso in uno scrigno in soffitta. Ed è qui che si capisce che Saoirse non è una bambina come tutte le altre, è una “selkie”, mezza foca e mezza umana (retaggio di quelle antiche leggende irlandesi di cui si accennava prima). Una volta indossato il mantello sente forte il richiamo del mare e delle altre foche ed è guidata istintivamente negli abissi più profondi.

Il cattivo della storia è la strega Macha, madre di Mac Lir, una vecchia civetta appesantita dal tempo e dalle troppe cattiverie commesse: da sempre trasforma in pietra le sue vittime dopo aver rubato le loro emozioni e i loro ricordi.

Solo Saoirse con il canto della sua inseparabile conchiglia magica può spezzare questo incantesimo e quindi ecco che inizia un lungo viaggio in cui lei stessa imparerà a conoscersi, a fidarsi del proprio istinto, e il fratello Ben, che si mette in gioco e rischia la vita per la sorellina, riconoscerà finalmente l’innocenza di Saoirse nella perdita della madre e si dimostrerà sinceramente e profondamente legato alla sorella.

Un misto di personaggi fantastici e paesaggi inverosimili, ma i veri protagonisti sono senza dubbio le emozioni umane, quei sentimenti familiari che arricchiscono il nostro percorso di vita. Rabbia, dolore, compassione, amore, complicità, affetto, solidarietà. C’è tutto in questo film. Il rapporto padre-figlia, padre-figlio, fratello e sorella, un viaggio alla scoperta delle emozioni. E all’interno di un contesto a dir poco fantastico, si inseriscono perfettamente realtà contemporanee in cui possiamo benissimo riconoscerci.

Tomm Moore è riuscito nel suo intento, quello di dar vita ad una pellicola che «possa ispirare il pubblico a cercare le vecchie storie e poi reinterpretarle per le nuove generazioni, mantenendo la verità».








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