LA TARTARUGA ROSSA

Una poesia meditativa accomodata tra la foresta magica della Principessa Mononoke e l'oceano di Ponyo, tra i tropici dell’emozione. Piccolo capolavoro d’animazione diretto dall’olandese Michaël Dudok De Wit e disegnato da Isao Takahata e Hayao Miyazaki di Studio Ghibli.

Scampato a una tempesta tropicale e spiaggiato su un'isola deserta, un uomo si organizza per la sopravvivenza. Favorito dalla vegetazione rigogliosa, sotto lo sguardo curioso di granchi insabbiati, costruisce una zattera. Ma i suoi molteplici tentativi di rimettersi in mare sono ostacolati da una forza sottomarina misteriosa, che, puntualmente, rovescia la zattera in mare.

La tartaruga rossa mette a tema il rapporto tra uomo e natura: ogni volta che l’uomo si erige a baluardo della propria razionalità e ne fa un strumento di conquista, immancabilmente viene sopraffatto e sconfitto dalla dirompenza della natura; ma quando egli si pone in un atteggiamento contemplativo e si riconosce (una) parte del tutto, allora assistiamo a una riconciliazione e a una fusione amorosa tra uomo e natura.

Così, spettatore e protagonista si trovano ad aspettare sulla riva che il tempo scorra, cambiando il punto di vista e scoprendo essenziale quello che credevano ornamentale: i flussi e riflussi della corrente marina, il ritmo dei giorni, il mutare delle stagioni… . Qui l’uomo non colonizza il territorio edenico e selvaggio in cui si trova, come avrebbe fatto un contemporaneo Robinson Crosoe. Sull'isola tutto resta inviolato: l'uomo è solo di passaggio, una parentesi breve all’interno di un tempo cosmico.

Nel film, la natura si esprime anche come bisogno di comunità: l’uomo non è fatto per vivere da solo. Che sia un sistema sociale o che sia un nucleo familiare, la vita associata è per noi un istinto primario, come quello che fa sì che una tartaruga nata sulla spiaggia si diriga subito verso il mare. Anche sotto tale aspetto, la pellicola si distanzia dal modello del naufrago proposto da Daniel Defoe; il richiamo, piuttosto, è alle intuizioni di Jean-Jacques Rousseau.

Animato a mano con acquerello e carboncino (esercizio di design dello Studio Ghibli), La tartaruga rossa respira con la NATURA e ne parla la stessa lingua, senza dialoghi: questo racconto contemplativo si esprime attraverso la luce cangiante, il fragore di un temporale, lo schianto di un tuono, lo scroscio di una corrente di acqua dolce, il crepitio del fuoco, l'infrangersi delle onde, il fruscio delle foglie. È un'opera semplice e metaforica che disegna la vita attraverso le sue tappe (nascita, ostacoli, scoperte, solitudine, amore, genitorialità, vecchiaia, morte) ed esprime un profondo rispetto per il mondo naturale (di cui l’uomo è parte), veicolando un sentimento di pace e ammirazione davanti al suo MISTERO. Siamo sospesi tra terra e cielo, tra l’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo, ma c’è un intimo legame: cielo e terra si toccano nel mare; infinitamente grande e infinitamente piccolo si toccano (e rivelano) nell’uomo. Stare in equilibrio è la vera sfida! Sbilanciarsi verso uno dei due poli vorrebbe dire rompere l’armonia vitale.

Vincitore della sezione Un certain regard al Festival del Cinema di Cannes e candidato agli Oscar come miglior film d’animazione, La tartaruga rossa uscirà nelle sale per soli tre giorni, dal 27 al 29 marzo 2017.








ABOUT AUTORE





Utilizzando il sito web, accetti il nostro uso dei cookie, per una tua migliore esperienza di navigazione. Maggiori informazioni Ok