L’opera della mia vita, una commovente storia vera

"Che io ricordi ho sempre voluto cantare, ma era chiaro che non tutti amavano il suono della mia voce come mia madre, perciò venivo deriso e picchiato, in una specie di tragedia infinita piena di canto e violenza. Più o meno come in un’opera. L’opera della mia vita".

Paul Potts giura di essere felice solo quando sente e suona l’opera. È un ragazzino in carne, preso di mira dai compagni di scuola e a volte anche dal padre. Il suo mito è Pavarotti e le idee sono chiare: vuole fare il cantante lirico. Buono come il pane, gentile e sempre disponibile, Paul passa la sua vita a farsi notare il meno possibile e, a distanza di anni, si ritrova con addosso ancora quei chili in più, con i soliti ragazzi alle calcagna e con un lavoro da commesso in un negozio di telefonia. È talmente timido che la ragazza, Julie-Ann, se la trova in un sito di incontri e passerà molto tempo prima di trovare il coraggio di invitarla nel suo paesino del Galles, Port Talbot.

Quando succede però, è una vera scoperta! Tra i due scoppia subito l’amore e anche lei, proprio come la madre di Paul, diventa una sua grande fan. È così che lui trova il coraggio di iscriversi alla scuola per giovani talenti di Venezia. L’esperienza però non è delle migliori: farà una gran brutta figura proprio davanti al grande Pavarotti. Per lui è la fine; arrabbiato e deluso da se stesso torna a casa con la coda tra le gambe pensando di mollare tutto.

Di buono c’è che decide di sposarsi con Julie-Ann; di meno buono c’è che da lì in avanti gli succedono diversi incidenti che lo debilitano ancor di più. Perde il sorriso e diventa apatico: non è più lo stesso Paul di un tempo.

Poi, la svolta, come spesso (fortunatamente) accade, almeno nei film. Anche se questo film - lo ricordo - è un’autobiografia basata su una storia vera, dall’inizio alla fine.

Una sera a casa, a Paul capita sott’occhio la pubblicità di un talent show. Siamo nel 2007 e si tratta niente po’ po’ di meno che di Britains Got Talent. Gli bastano pochi minuti, grazie al sostegno di Julie-Ann, per iscriversi. Ecco, il gioco è fatto, almeno fino a quando non si deve presentare alle selezioni…

Non sarei capace di descrivere meglio quel momento se non con le parole di Simon Cowell, quello che potrebbe essere definito il padre di Britain's Got Talent:

Paul Potts per me è stato il momento in cui ho capito che lo show avrebbe funzionato. Eravamo in Galles quel giorno e la giornata stava andando bene e arriva questo ragazzo che non aveva un grande aspetto. Era nervoso e indossava un buffo vestito. Ho lanciato un'occhiata agli altri due giudici del programma, Piers e Amanda, pensando: “Oh mio Dio, questo ora canta”. Ricordo che ha cominciato a cantate Nessun Dorma e ho iniziato a guardarmi intorno: quando hai un pubblico dietro di te ti accorgi se sta succedendo qualcosa di speciale.

E così è stato: dopo tanti anni a sognare il successo, dopo aver gettato la spugna e perso fiducia nelle proprie capacità di cantante e nella sua voce potente e meravigliosa, Paul Potts è stato il primo vincitore del famoso talent show, con tanto di grande successo e una rivincita personale non da poco.

Di questo film il The Indipendent ha detto: “Una storia in cui si ride e che scalda il cuore”. È senz’altro vero. Infatti, dalla potenza della passione di Paul, dal rapporto sincero e profondo instaurato con la moglie, da un talento che c’ha messo anni a manifestarsi e a rivendicare il giusto merito, nasce questa eccezionale storia vera che sembra quasi una favola. Il fatto che non lo sia infonde nello spettatore fiducia, speranza, determinazione. È divertente, commovente, coinvolgente, leggero ma profondo. Lo si guarda trattenendo il fiato all’inizio alla fine, con gli occhi sgranati, a tratti lucidi, e con i brividi che percorrono la schiena.






ABOUT AUTORE





Utilizzando il sito web, accetti il nostro uso dei cookie, per una tua migliore esperienza di navigazione. Maggiori informazioni Ok