Cinema

24 Ott 2017


Loving Vincent: quando l’arte prende vita

“Vuoi sapere così tanto della sua morte. Che cosa sai della sua vita?” Margaret Gachet

Un’impresa titanica. Un capolavoro. Un evento senza precedenti. Un’esperienza visiva straordinaria. Non si è mai visto niente di simile. Sono di questo calibro le espressioni usate per descrivere Loving Vincent.

Non si tratta di un film di quelli a cui siamo abituati a pensare. Lo definirei più un quadro vivente in cui i personaggi ritratti prendono vita, si muovono, parlano, vivono, soffrono e amano.

A fare grande questo film non è stata solo la storia, ma i suoi numeri: 125 artisti da tutto il mondo hanno dipinto a mano, olio su tela, un totale di circa 65 mila immagini in 6 anni. I singoli dipinti sono stati declinati in fotogrammi che, uno dopo l’altro con la tecnica del Painting Animation Work Station, hanno dato vita al film. O meglio, al primo lungometraggio completamente dipinto a mano appunto. Senza contare che, vista la particolarità della pellicola, inizialmente non destinata alle sale commerciali e al grande pubblico, il film è stato trasmesso nelle sale solamente il 16, il 17 e il 18 ottobre. Si è tradotto in un successo senza tempo: il film evento più visto di sempre in Italia. Dopo tante sale sold out, oltre 130 mila spettatori e 1.200.000 euro di incassi è prevista una replica il 20 novembre. Come per tutte le cose, in particolare quelle belle, c’è quindi una seconda possibilità. Per chi si fosse perso questo grande evento, non ci sono più scuse.

L’idea è nata dal regista inglese Hugh Welchman e dall’artista polacca Dorota Kobiela e il risultato è stato sicuramente qualcosa di nuovo, qualcosa di mai visto. La storia è ambientata nelle settimane che seguono l'ambigua morte del pittore olandese Vincent van Gogh ed è raccontata in stile noir. Perché proprio di misteri, di gialli, di frammenti impossibili da ricostruire, di trame già fitte, ma capaci di rendersi ancora più aggrovigliate è composto questo film.

Il protagonista, Armand Roulin, è il figlio di un grande amico di Vincent, il postino Joseph, e il compito a lui affidato non è dei più semplici: recapitare a Theo, fratello di Vincent con cui vi era un profondo rapporto simbiotico, una lettera del defunto. Il viaggio di Armand, tra Arles e Parigi, non è solo un viaggio fisico, ma un percorso alla ricerca della verità. Inizialmente non è convinto della sua missione - non aveva una buona considerazione del pittore ritenuto inquieto, sofferente, malato - ma la causa gli sta molto a cuore non appena scopre l'alone di mistero intorno alla sua morte: omicidio o suicidio?

Cosa succede durante questo viaggio, le tappe lungo il percorso, le persone incontrate, le storie raccontate rappresentano il cuore della storia e proprio per questo non ho intenzione di svelare alcunché. La forza del racconto sta proprio nel poter dare la rivincita che si merita Vincent, criticato e preso in giro in vita e osannato solo dopo la sua morte come, purtroppo, succede a molti artisti "maledetti".

Ciò che lo spettatore è portato a vivere è sicuramente una profonda immersione nella storia che, a gran ritmo, ti invoglia a sapere sempre di più, a incastrare i pezzi di un puzzle difficilmente ricostruibile. Come ricorda la figlia del dottor Gachet, rimasto al fianco del pittore fino alla sua morte, quello che ha creato tanta curiosità e la voglia di giustizia nel protagonista non è che la morte di Vincent. Ma quello che è veramente carico di fascino è senza dubbio la sua vita. Tante le storie, tra miti e leggende, che aleggiano intorno a questa tormentata figura che ci ha lasciato un'eredità inestimabile. E tanto il desiderio, non appena appaiono i titoli di coda, di volersi informare, di voler conoscere meglio Vincent van Gogh. Nonostante sia uno dei pittori che ha fatto la storia, uno dei maggiori artisti conosciuti in tutto il mondo, studiato a ristudiato tra i banchi di scuola, pare impossibile ricostruire tutto il quadro.

Ma di una cosa siamo certi: Così come in algebra due affermazioni false ne danno una vera, così spero che il prodotto dei miei insuccessi si concluda con un successo ∼ Vincent van Gogh

E così è stato. Grazie Vincent.








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