Cinema

29 Mar 2016


Nel film "La corte" di Vincent è il colore a deliberare

Il film di Vincent, nelle sale all'inizio della primavera, è una commedia nel miglior stile della tradizione francese

Si parla spesso di fil rouge, per definire il filo conduttore che tiene legata una trama o un impianto stilistico di un'opera d'arte. Ma il termine è quanto mai calzante per La corte (2016), film di Christian Vincent, perché è proprio il colore rosso ad accompagnarci lungo la vicenda, ambientata quasi per intero dentro interni e per 3/4 in un palazzo di giustizia. Il rosso è il colore che accende la figura cerebrale e burocratica di Michel Racine, interpretato dal bravissimo Fabrice Luchini: rossa è infatti la sciarpa che per tutto il film il protagonista indossa, salvo togliersela per indossare il mantello da presidente della Corte d'Assise, rossa a propria volta. Questo colore focoso, così in contrasto con la natura posata e col carattere freddo del magistrato, tradisce la presenza in lui di un lato sentimentale che si va a scoprire nella seconda parte del film, ma che in realtà è, già dopo poche scene, anche la tinta del cappotto della donna che si svelerà essere oggetto dell'amore segreto di Michel Racine. L'attrice che recita nei panni della protagonista femminile è l'affascinante Sidse Babett Knudsen, che attraverso l'eleganza delle sue vesti e il valore simbolico che - in diverse fasi - esse vanno a rappresentare, ci condurrà alla scena finale e culminante della pellicola, alternando espressioni impassibili alla bellezza del suo sorriso.
La corte è nel suo insieme un film dal ritmo blando, giocato piuttosto sui colori, sugli sguardi e sulla qualità dei dialoghi. Sicuramente un film per palati fini, ma che - col suo sottile umorismo e al ritmo di un sentimento semplice e sincero - può anche piacere a tutti. Vivamente consigliato!








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