Cinema

03 Feb 2020


Piccole donne

Una storia senza tempo interpretata da un cast d’eccezione.

Saoirse Ronan, Emma Watson, Laura Dern, Meryl Streep, Chris Cooper sono solo alcuni dei famosi volti che ritroviamo, tutti insieme, in Piccole donne, pellicola americana scritta e diretta da Greta Gerwig, ispirata all’omonimo romanzo di Louise May Alcott. Sei candidature ai Premi Oscar, due ai Golden Globe, cinque ai Premi BAFTA, tanto per citarne qualcuna ma la lista è ben più lunga.

Nomi e dati a parte, qui si parla di Jo, Amy, Beth e Meg March, un gruppo affiatato di quattro sorelle nel pieno della loro adolescenza che vivono con mamma Marmiee aspettando il rientro del padre dalla guerra. Ognuna ha il proprio carattere e il proprio talento. Jo, un ribelle maschiaccio autonoma e indipendente, è un’insegnante con il sogno di diventar scrittrice. Meg è la maggiore, la responsabile che si comporta da mammina. Beth è tranquilla e timida, suona il pianoforte ed è la più cagionevole. Amy è vanitosa, sogna la bella vita e vuole fare la pittrice. Tutte crescono però con la stessa educazione: essere caritatevoli e aiutare il prossimo nonostante le loro povere condizioni, darsi da fare per sostenere la famiglia e avere sani principi non dimenticandosi mai della propria libertà individuale, alimentando sogni, passioni, inclinazioni.

Si parte nel 1868 a New York e si prosegue all’indietro fino al 1861, a Concord, Massachusetts, dentro e fuori continui flashback che ricostruiscono gli anni di vita delle ragazze, dalla fanciullezza all’età da matrimonio. Una storia familiare, di crescita e sviluppo personale, dove la società e la cultura di quegli anni fanno sentire fermamente la loro presenza e la Guerra Civile Americana fa da sfondo.

Le vicende che si susseguono sono tante e hanno inizio con l’amicizia tra le quattro sorelle e Theodore, il giovane e ricco vicino di casa che vive con il nonno. L’avvicinamento a Jo è inevitabile e presto si trasforma in qualcosa di più, almeno da parte di Thedore che vorrebbe addirittura sposarla, ma che si deve arrendere di fronte al rifiuto della testarda e impavida Jo, pronta a partire per New York in cerca di fortuna. Meg nel frattempo si innamora di Jhon Brooke, insegnante privato di Theodore, tanto che alla fine si sposano. Marmiee deve partire per stare vicino al marito, rimasto ferito in guerra e durante la sua assenza Beth si ammala di scarlattina, ma grazie all’attenzione e alle cure delle sorelle riesce a guarire e a riprendersi.
Amy intanto è partita con la vecchia zia tanto ricca quanto acida alla volta dell’Europa, per migliorare le sue abilità di pittrice. È passato qualche anno e proprio lì, oltreoceano, incontra di nuovo il caro amico Theodore. Dopo lunghi discorsi e qualche battibecco, i ragazzi iniziano a frequentarsi fino a quando Amy lascia il suo fidanzato-non-ancora-ufficiale per sposare Theodore... proprio nel momento in cui, passato ormai del tempo e ragionatoci su, Jo decide che forse il matrimonio non è poi tanto male.

Nel 1868, anno in cui si ritrovano tutti, Beth muore dopo una malattia e Jo viene a saperne del matrimonio tra Theodore ed Amy, rassegnandosi alla solitudine e disperandosi per la perdita della sorellina. Giusto sul finale però, la viene a trovare Friedrich, amico e collega conosciuto a New York con cui c’era già un feeling speciale. Anche lei alla fine convolerà a nozze, ma senza rinunciare ai suoi sogni più grandi: aprire una scuola, con l’aiuto del marito, delle sorelle e dei genitori, e pubblicare il suo primo vero libro. Un romanzo dal titolo Piccole donne, come le chiamava sempre il padre.

Una storia che affronta tematiche contemporanee e attuali, in cui si possono benissimo riconoscere le ragazze di oggi, con una chiara impronta femminista. Troviamo sia emancipazione, indipendenza e autonomia, che matrimonio e dedizione alla vita familiare: valori, insegnamenti e principi che qui convivono perfettamente guidati da determinazione e onestà.






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