Troppa grazia: vedere la Madonna per reagire a un mondo corrotto

Un’immagine mistico-spirituale diventa veicolo di un forte messaggio sociale e civile

Mercoledì 16 gennaio il Cinema Melies di Conegliano trasmetterà Troppa Grazia, l’ultimo film di Gianni Zanasi, presentato al Festival di Cannes e vincitore del premio come miglior film europeo.

La trama

Lucia (Alba Rohrwacher) è una giovane geometra con una figlia adolescente da crescere sola dopo che si è separata dal compagno Arturo (Elio Germano). Per sbarcare il lunario cerca e si presta a commissioni di lavoro saltuarie. Quando le viene proposto di controllare un terreno che è stato scelto dal Comune per la costruzione di un centro commerciale, l’Onda, Lucia accetta entusiasta. Potrebbe essere la svolta. Ma come comincia a lavorare al progetto si accorge che in quel terreno qualcosa non va: nelle carte che il Comune le ha fornito c’è qualcosa di poco limpido e al limite della legalità. Spalleggiata dal collega, decide di non dire nulla per paura di perdere l’impiego.

Un giorno, mentre i due geometri stanno svolgendo le rilevazioni sul terreno interessato alla costruzione della grande opera architettonica, solo a Lucia compare dal nulla una giovane donna vestita da stracciona col capo coperto; sembra una disperata, una profuga in cerca di elemosina. È solo la prima di una serie di apparizioni di colei che dichiarerà di essere la Madonna (Hadas Yaron)

Atea convinta, Lucia cerca una spiegazione razionale alla cosa, addirittura pensa di avere un crollo psichico per cui si rivolge a uno specialista. Ma neppure i farmaci prescritti dallo psichiatra allontanano quelle visioni. Allora Lucia si trova a constatare, suo malgrado, con sempre maggiore rassegnazione, che colei che le appare è realmente la Madonna. Inizia tra le due una sfida: da un lato la Madonna che, con dolce fermezza, impone alla giovane geometra di fermare i lavori e di far costruire al posto del centro commerciale una chiesa; dall’altro Lucia incredula, impaurita, arrabbiata, esausta, eppure a poco a poco conquistata da quella presenza. La geometra, seppur sconsolata per essere stata scelta, prova in maniera rassegnata a fermare l’edificazione e a scoprire cosa ci sia di anomalo sotto quel terreno. Parallelamente, c’è un riavvicinamento con il suo ex compagno, Arturo, il quale, se inizialmente la reputa matta, poi comincia a darle credito, forse non per vera fede, ma sicuramente per amore. Al tal punto che, sul finale, sarà proprio lui, insieme al collega geometra, a mettere in atto il proposito di Lucia, suggeritole dalla Madonna, di bloccare i lavori facendo esplodere nel cantiere una bomba. Il terreno a quel punto si apre e dal sottosuolo affiora uno scenario di straordinaria bellezza…

Il messaggio

Dal finale, che in qualche modo lascia lo spettatore in sospeso, si capisce che più importante della trama sono i numerosi spunti di riflessione che la pellicola offre. Si capisce che la Madonna e la Chiesa sono solo immagini di cui il regista si è magistralmente servito per affrontare tematiche scottanti, quali l’immigrazione, la salvaguardia dell’ambiente, la speculazione edilizia, le collusioni tra potere politico e interessi privati, il precariato, l’esplorazione di sé e delle relazioni sociali, le distorsioni da social.

La chiesa, di fatto, rappresenta l’idea di autenticità, di ascolto e incontro vero tra persone, e la volontà di modificare l’esistente in favore della comunità, non già di interessi particolaristici che vanno a discapito di quelli collettivi. La Madonna si fa portavoce di questo messaggio, palesa dunque la necessità di non lasciarci assorbire dalla frenesia del vivere quotidiano e soprattutto di non chiuderci nella nostra presunta autosufficienza.

Se un Gesù o appunto una Madonna tornasse sulla Terra al giorno d’oggi verrebbe scambiato per un profugo o un immigrato clandestino, rischiando d’essere discriminato e restando in gran parte inascoltato. Il film di Zanasi punta il dito sul pregiudizio e su una società che preclude l’ascolto. Ma c’è anche la difficoltà di essere integerrimi, in un contesto in cui sembra inevitabile doversi piegare alle forze che influenzano il mondo.

Di qui l’esigenza del confronto, della condivisione e della costruzione di relazioni fatte di attenzione reciproca: la chiesa, appunto.

Un elemento dalla forte valenza simbolica in Troppa Grazia è l’acqua, evocata a più riprese dalla Madonna. Il suo senso si palesa in tempi e modi che non sono scontati. Solo a chi ama, si fida, cerca e osa, il senso si rivela: solo alla fine, nello scoppio che fa emergere una grande grotta sotterranea. L’azione di far scoppiare il cantiere con una bomba ha una forza prorompente e rivelatrice: è simbolo, pur nel suo eccesso, del coraggio necessario per andare oltre l’ordinario e abbracciare lo straordinario, non rassegnandosi al grigio pragmatismo della vita quotidiana, ma cercando il bello che sta dietro ogni cosa. Nasciamo con questa sete di Bellezza, solo che poi ce ne dimentichiamo, o meglio la soffochiamo. La fonte d’acqua e la grotta che la contiene, in tutta la loro bellezza, diventano così espressione della vera sete dell’uomo; in altri termini, rappresentano lo spettacolo della natura da tutelare e l’incanto della liberazione da logiche opprimenti che spesso si prendono gioco di noi senza che noi ce ne accorgiamo.








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