Umbrella, il cortometraggio che insegna l'intelligenza del cuore

In corsa per la candidatura al Premio Oscar

Ci sono cortometraggi che con la sola forza delle immagini comunicano più che con tante parole. È questo il caso di Umbrella, scritto, realizzato e prodotto in Brasile e in corsa per l’Oscar.

Alla regia di questo progetto – ispirato a una storia vera – Mario Pece e Helena Hilario, italiano lui, brasiliana lei, prima compagni di studio e di lavoro, ora coppia affiatata che ha fatto di una passione comune una professione condivisa: fondatori della Stratostorm, studio creativo indipendente con sede principale a San Paolo in Brasile, Mario e Helena creano effetti speciali per il cinema, il web, spot pubblicitari e video musicali per la scena internazionale.

Con Umbrella, il Brasile è entusiasta di portare ad Hollywood il suo primo corto di animazione, che ha il pregio di essere un progetto totalmente indipendente, senza sponsorizzazioni esterne né precedenti cinematografici a spianare la strada. Mario Pece e Helena Hilario hanno cominciato a lavorare al cortometraggio quando la squadra di Stratostorm era ancora molto piccola rispetto all’attuale, sentendo l’urgenza di raccontare una storia vera in cui la famiglia Hilario si è imbattuta nell’ormai lontano 2011. Una storia toccante, che diventa subito fonte d’ispirazione cinematografica, ma la squadra doveva ancora crescere per poterne fare il prodotto che oggi ha superato il giudizio positivo di decine di Festival internazionali ed è pronto per una candidatura all’Oscar. Il team ha avuto l’umiltà e la pazienza di aspettare.

Oggi Umbrella è un prodotto maturo, una storia vera trasposta in una dimensione universale, in cui tutti si possono ritrovare. C’è la società con le sue contraddizioni, c’è la famiglia e il suo calore, case, strade, luoghi che fanno da sfondo ad una vita che scorre e che acquista tanto più valore quanto più coltiva l’intelligenza del cuore. Un ombrello giallo fa da filo conduttore. Un elemento semplice, scontato. Piove, prendo l’ombrello. È solo un mezzo che uso per ripararmi. Eppure un oggetto può caricarsi di immenso valore, può rappresentare qualcos’altro… Perché la vita non è fatta solo di cose, è fatta anche di metafore… Ed ecco che la semplicità di un ombrello giallo, più di tanti giocattoli, riaccende lo sguardo spento di un bambino, squarcia il suo cielo di nubi: non gli restituisce concretamente quello che gli manca, ma gli apre un orizzonte di speranza; è la metafora a cui si aggrappa per dare valore ai suoi giorni… E questo orizzonte si schiude grazie all’empatia di una nuova amica: luce pura, genuina, calore… Amore.

Amore è paziente, benigno, non si vanta, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta (San Paolo, 1 Cor 13,1-13). Persino una storia profondamente segnata dall’ingiustizia e dalla sofferenza, rischiarata da Amore, può farsi, a sua volta, dono per altri… L’importante è coltivare uno sguardo empatico, capace di cogliere le storie dietro ai volti, le metafore dietro alle cose…








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