Vita di Pi

Un film fantastico che prende spunto dalla realtà

Colorato, poetico, profondamente metaforico. Sono queste le prime tre caratteristiche che mi vengono in mente a proposito di Vita di Pi, un film di Ang Lee, regista premio Oscar e vincitore di due Leoni D’Oro.

In questa pellicola così densa c’è veramente di tutto: un’avventura irreale, una storia di amicizia, di accettazione e sopravvivenza, speranza, emozioni forti, importanti riflessioni. È una rappresentazione visivamente molto impressionante, bella da vedere e mi sento di consigliarlo anche solo per questo, anche se c’è tanto ma veramente tanto altro.

Pi è nato in uno dei posti più belli del mondo, la selvaggia India, e cresce con i genitori e il fratello in mezzo agli animali dello zoo di famiglia. Per quanto magica e meravigliosa, l’India non offre le stesse opportunità della grande America e decidono di imbarcarsi tutti, animali compresi, verso una nuova vita. Non ci arriveranno mai però, perché si ritrovano in mezzo ad una tempesta che non risparmierà nessuno.

Solo il giovane Pi riesce a salvarsi grazie ad una scialuppa ed è così che ha inizio un viaggio in mezzo all’oceano che durerà per 227 lunghissimi giorni. Pi non è da solo, con lui ci sono diversi compagni di viaggio: una iena, un orango, una zebra - che però non sopravvivranno a lungo - e il temuto Richiard Parker, una tigre del Bengala con cui nessuno vorrebbe condividere lo spazio troppo stretto di una scialuppa. La cosa incredibile è che Richiard Parker, che potrebbe mangiare Pi in un sol boccone, diventa invece per il ragazzo una vera e propria ancora di salvezza.

Pi è curioso, pieno di grandi domande sul senso della vita, appassionato di religione e profondamente affascinato dal mondo metafisico. Vede nella tigre un segno del divino, un messaggio proveniente da un mondo altro che lo incita a rimanere vigile e non ad abbandonarsi alla disperazione e, inevitabilmente, alla morte. E questo sarà possibile proprio grazie alla presenza della tigre: Pi deve cercare di sopravviverle, mantenendosi mentalmente sveglio e impegnato, deve nutrirla affinché non diventi lui stesso il suo pasto e deve cercare del cibo anche per se stesso. Le liti non mancano, i momenti di grande tensione neanche; si crea un equilibrio ma è veramente molto instabile e in qualche modo salvifico.

Pi sopravvive ai quei lunghissimi giorni che hanno messo a dura prova il fisico, la mente, le sue credenze e la vita stessa. Alla fine, una volta che approderà sulla terra ferma, Richiard Parker prenderà la strada della libertà senza neanche voltarsi indietro per ringraziare il suo salvatore.

La chiave di lettura di questo film non è una sola. È il viaggio difficile e complicato del passaggio tra la fanciullezza e l’età adulta. È un indagine sul rapporto tra uomo e animale, ossia tra quanto ci sia di umano in un animale e quanto di animale nell’uomo. Una riflessione su ciò che è ancora inesplorato dentro di noi e sulle coppie fisico e metafisico, ragione e sentimento, istinto e civiltà, uomo e natura, il meraviglioso e il terribile come facce di una stessa medaglia. È un viaggio interiore, alla scoperta della propria anima e di quella degli esseri diversi da noi, del proprio posto nel mondo, del rapporto con il divino e con un potenziale mondo superiore. Di emozioni tanto forti da essere universali.

 






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