Cinema

02 Gen 2018


Will Hunting - Genio Ribelle

Un cast eccezionale e una storia toccante per una pellicola che riesce ancora a stupire e a far riflettere.

La libertà, se l'ha dimenticato, è il diritto dell'anima di respirare, e se essa non può farlo le leggi sono cinte troppo strette. Senza libertà l'uomo è una sincope.”

Will Hunting

Ormai sono passati dieci anni da quando questo film è uscito nelle sale. Credo che lo ricorderete e se così non è, beh... consiglio caldamente di riguardarlo. Matt Damon e Ben Affleck erano giovanissimi quando hanno scritto la storia: avevano rispettivamente 27 e 25 anni. Inizialmente l'idea era quella di un thriller che poi, con qualche aggiustamento, è diventato quel che conosciamo vincendo, nel 1998, sia il Premio Oscar sia il Golden Globe come Miglior sceneggiatura. Senza contare le numerose nomination, il Premio Oscar al Miglior attore non protagonista Robin Williams e altri, tanti, premi minori.

Will (Matt Damon) è un duro, un ragazzo di periferia, orfano di entrambi i genitori e cresciuto in varie case famiglia, subendo fin da ragazzino violenze e abusi. È spesso coinvolto nelle risse di strada, ha una lista considerevole di precedenti ed è sempre in giro con gli amici a bere birra fino a tarda notte. Vive facendo le pulizie al MIT, il Massachusetts Institute of Technology. Will ha però anche due grandi fortune: la prima sono proprio gli amici (tra cui Chuckie, interpretato da Ben Affleck) che rappresentano per lui una vera e propria famiglia su cui contare e di cui fidarsi ciecamente; la seconda è un'intelligenza matematica fuori dal comune, decisamente sopra la media che lo rende un ragazzo prodigio.

È quando il professor Gerald Lambeau (Stellan Skarsgård) per caso si accorge di lui e delle sue incredibili doti matematiche che inizia veramente la storia. Riesce a farlo uscire di prigione, finitoci per l'ennesima rissa, a patto che segua le lezioni di matematica e incontri uno psicologo per un periodo di terapia. Ma Will non è uno che si fa mettere i piedi in testa, non scende a compromessi e soprattutto non ha fiducia nelle persone. Dovranno passare ben cinque psicologi prima di conoscere Sean (Robin Williams), che viene anche messo in guardia dal professore perché "con questo ragazzo è una partita a poker. Non fargli sapere le tue carte". E invece Sean sarà l'unico che riuscirà a tenergli testa e ad instaurare con lui addirittura un rapporto di amicizia.

Per Will la matematica è un gioco, uno scherzo, riesce a risolvere i problemi più complessi in breve tempo e dimostra teoremi su cui i più grandi matematici hanno speso anni di vita e di studio. Non è dunque il professor Lambeau, che si prodiga per lui organizzando prestigiosi colloqui di lavoro a cui Will neanche si presenta, ad avvicinarsi veramente al ragazzo e a riuscire a far risaltare la sua vera personalità. Sarà al contrario proprio Sean, non senza scontri e discussioni, che toccherà il ragazzo nelle sue corde più profonde. Il suo passato difficile a causa del quale ha costruito una dura corazza da cui non riesce più a separarsi, la relazione con gli amici, fedeli e indispensabili, il rapporto con le donne che Will deve ancora imparare a gestire, i progetti per il futuro, un grande punto interrogativo anche per uno che, come Will, sembra avere una vocazione ben distinta e una strada già spianata. Volendo.

"Le classiche cose che succedono solo nei film", si potrà pensare. Non esistono molte persone come Will, questo è vero, ma di fatto questo film è una riflessione sulla vita. Sulle potenzialità delle persone, sui casi fortuiti in cui inciampiamo e che, inaspettatamente, possono cambiarci la vita. E sulle scelte che facciamo. Alla fine Will avrebbe benissimo potuto accettare uno dei tanti lavori ben pagati che gli erano stati offerti e godersi un po' di serenità dopo una vita di sofferenze. Ma non l'ha fatto. Forse perché la trama sarebbe diventata troppo banale, forse per garantire l'effetto sorpresa nel finale. O forse perché non ci sarebbe stata scelta migliore per Will: istintivo e determinato non vuole farsi assorbire dal sistema, ma migliorare se stesso per non fermarsi "a fare divisioni per tutta la vita". Ha preso la vita di petto ed è partito, per recuperare l'amore che aveva fatto appassire e da cui si era lasciato spaventare. Ha lavorato sulle sue debolezze e ha compreso il suo raro potenziale, ma ha infine preferito percorrere la strada che sentiva più sua, non quella imposta da altri, rimediando agli errori commessi e rispettando il suo cuore. Conscio delle sue capacità.








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