Letteratura

28 Set 2020


A mente accesa. Crescere e far crescere

Daniela Lucangeli, docente di Psicologia dell’Educazione e dello Sviluppo presso l’Università di Padova, da tanti anni si occupa di bambini, di quelli che stanno davanti e – in modo particolare – di quelli che rimangono indietro… Sono bambini, questi ultimi, che soffrono, che faticano, che non si sentono capiti... Se ci ostiniamo a far coincidere l’intelligenza con gli standard del quoziente intellettivo, questi bambini con fragilità resteranno sempre indietro, perché non vengono “contattati”, di conseguenza la loro mente non si accende. Ogni ragazzo ha un modo unico di “accendersi”: trovarlo è compito educativo. Educare infatti significa “tirare fuori” il potenziale che ognuno si porta dentro e di cui è inconsapevole fintanto che non incontra attivazioni relazionali e di senso. L’insegnante, che si sente investito della missione educativa, non ha davanti “vasi da riempire”, ma “fiaccole da accende” (lo scriveva già Plutarco 2000 anni fa). Oggi abbiamo ridotto l’insegnamento all’istruzione e alla valutazione delle prestazioni, tralasciando di instaurare “relazioni generative” attraverso le quali passa la cura integrale della persona.

Il lavoro di Daniela Lucangeli consiste proprio nel far emergere il potenziale di ognuno, guardando l’altra persona negli occhi e stabilendo una connessione di reciprocità e di umana comprensione.  

Ogni volta che incontrava un bambino che non sapeva come aiutare, la sua traiettoria di studiosa cambiava direzione. Quando capitava, si diceva: «Se ciò che so non è sufficiente per aiutarlo, devo sapere di più. Devo andare più a fondo». e si domandava: «Sotto a questo errore che cosa c’è? E sotto al perché questo bimbo l’ha commesso che cosa c’è? E sotto a come gli è stato insegnato a ragionare che cosa c’è?». La risposta a queste domande presuppone una messa in discussione, innanzitutto di sé come insegnante-educatore. L’impressione è che gli insegnanti, in generale, siano pochi propensi alla messa in discussione, come se temessero, facendolo, di veder calpestato il loro ruolo. Ma ciò che fa l’autorevolezza del maestro è il carisma, la passione, la luce degli occhi capace di attrarre i cuori… E se il cuore si accende, si accende anche la mente! Non esistono ragazzi difficili, esistono ragazzi che non sono di nessuno, che non si sentono guardati in modo “personale” ma solo “prestazionale”, che non sono stati mai contattati nella loro originale interiorità.

In “A mente accesa" Daniela Lucangeli racconta le storie di tanti bambini e risponde a quelle domande di scienza che, mentre la sospingevano a progredire nella sua ricerca, le mostravano anche inediti percorsi di vita. Perché «scienza e vita non sono chiuse in scomparti separati, refrattari uno all’altro; sono, piuttosto, intrecciate: rotolano una dentro l’altra, muovendosi in sincronia, come mente e corpo, come cognizione ed emozione».

Ed è interessante che la ricerca della prof. Lucangeli non prende le mosse da problemi astrattamente posti, ma da se stessa, dalla sua stessa vita di bambina bisognosa d’aiuto, perché ipersensibile: «è da lei che tutto è partito: dalla sua forma mentis e dal suo peculiare modo di sentire e di essere». Le conclusioni a cui è approdata nei campi d’intersezione di scienze distinte, quali neuroscienze, psicologia dello sviluppo, scienze cognitive, pedagogia, sono fondamentali per chiunque intenda contribuire a costruire per i bambini il migliore dei mondi possibili e dunque il futuro migliore per tutti, quello fatto di relazioni generative e significative, in cui ciascuno può trovare se stesso attraverso l’altro.






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