Georgia O’Keeffe: una grande artista, ma prima di tutto una grande donna

“Decisi che se avessi potuto dipingere quel fiore in una scala più grande, non avreste potuto ignorare la sua bellezza” Georgia O'Keeffe

Ogni vacanza porta con sé (almeno) una lettura. E per le vacanze di questo Natale, che sembra ormai lontano, io ho scelto Georgia, dell'autrice Dawn Tripp. O meglio, è il libro che ha scelto me. Trovato nella piccola stazione book crossing dall'altra parte del mondo, la sua copertina rosso porpora ha attirato la mia attenzione e non ho potuto ignorarlo. L'ho letto d'un fiato in quattro giorni. Un libro che consiglio, e visto che niente ha a che fare con il Natale mettetelo pure in lista per le prossime vacanze.

Non sapevo nulla della vita di Georgia O'Keefe e d'altronde questo libro non si può considerare solo una biografia dell'artista. Mi ha colpito prima di tutto il fatto che, diversamente dalle altre innumerevoli biografie più o meno ufficiali sulla vita della O'Keefe, questa versione sia un'indagine sul mondo interiore e la vita sentimentale della protagonista. "Un'esplorazione romantica ma realistica dei sacrifici compiuti per amore da una delle massime artiste del XX secolo", ha scritto USA Today.

Non uno sciorinamento di date, fatti e accadimenti che hanno segnato la pittrice e la sua ascesa artistica, ma un percorso strettamente personale molto più vicino alle persone comuni che al confuso immaginario di una vita straordinariamente piena di grandiosi eventi che determinano la natura di un artista.

Georgia credeva fortemente nel duro lavoro e il suo grande successo è dovuto, oltre che al suo genio, al suo carattere determinato e coerente. Era il 1915 e aveva 27 anni quando decise di rivoluzionare la sua visione dell'arte, tutto ciò che aveva imparato a riguardo e, di conseguenza, anche la sua vita. Era insegnante di disegno in una piccola cittadina in Texas quando si fece coraggio e inviò i suoi carboncini a New York, ad un'amica che li fece recapitare ad Alfred Stieglitz. Padre della fotografia moderna e famoso gallerista statunitense, Stieglitz è stato un'icona dell'arte americana. Fu lui a far conoscere ai newyorkesi Picasso e Matisse, organizzando importanti mostre alla Galleria 291E fu lui a mettere in mostra le opere della O'Keefe. E fu sempre lui a sposarla.

Tra fatti realmente accaduti e aneddoti romanzati, il libro racconta che dal primo momento in cui Georgia e Alfred si videro ci fu un trasporto tale per cui, negli anni, pazientando, intrattenendo una serrata relazione epistolare, tra i due sbocciò un amore che, tra alti e bassi (proprio come capita a tutti), si coronò con il matrimonio solo nel 1924.Lui aveva 60 anni, lei 37. Ma non penso fosse solo l'amore o la passione a legare queste due figure tanto indipendenti dal mondo quanto dipendenti tra di essi. È stata più una stretta fusione tra idee e una profonda ammirazione reciproca, il rispetto per il loro lavoro e per ciò che nacque dalla loro collaborazione, come figure artistiche e come persone. Alfred rappresentò per Georgia un'àncora cui aggrapparsi per sentirsi capita, l'unica persona con cui potersi confidare, a cui affidare il fardello delle idee rivoluzionarie che affollavano la sua mente e che prendevano forma nel suo lavoro. Georgia, dal canto suo, divenne la musa e l'amante di Stieglitz, gli fece da modella per delle foto di nudo che la resero famosa ancor prima delle sue stesse opere.

Ma Georgia è una donna forte, che vuole imporsi per com'è, non per come qualcun altro la dipinge. I dubbi, le riflessioni, i cambi di rotta, le gioie e i tormenti che l'hanno accompagnata lungo tutto il suo coraggioso percorso diedero voce alla sua arte, svincolandola dall'immagine che Stieglitz aveva costruito per lei e che non la rappresentava con giustizia. Un po' perché donna, un po' per i tempi che correvano, un po' per la sua natura di artista, non è stato un percorso semplice. Voleva dimostrare la validità espressiva delle sue opere e trasmettere attraverso di esse la propria identità.

La vita di Georgia, lunga quasi un secolo (dal 1887 al 1986), si è quindi divisa tra un amore profondamente condiviso, ma a tratti tormentato, da cui difficilmente potersi svincolare visti i rapporti di lavoro, e una costante ricerca artistica iniziata dall'astrattismo e continuata con le ispirazioni del Nuovo Messico e dei suoi misteriosi, primitivi paesaggi. Ricerca che senza dubbio le è valsa la nomina di artista che segnò l'arte figurativa americana del tempo e che le permise di brillare di luce propria






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