Letteratura

03 Lug 2021


Il mistero degli animali e il loro rapporto con l’uomo

Nel precedente articolo, abbiamo presentato il tema dell’importante presenza degli animali nella vita reale dell’uomo. Questo concetto vene ricordato nei racconti folklorici. Infatti, la storia e le leggende, descrivono gli animali come presenze a stretto contatto con l’uomo, legati a loro da uno speciale rapporto di amicizia e di mutuo soccorso. Attraverso questo legame, l’animale acquistava, presso l’uomo, dignità e rispetto.
Nel binomio Animali e Fiabe, la bestia diventa il protagonista della narrazione. Nel luogo immaginario, o spazio onirico, come dice Freud, spazio del sogno, del “lontano, lontano”, del tempo indeterminato (“c’era una volta”), appare d’incanto la possibilità che tutto possa accadere. Qui si muove l’eroe e l’animale acquista la sua umanità: parla, si muove, consiglia, dona oggetti magici e porta a termine missioni particolari per aiutare l’umano. 
L’eroe diviene il discepolo del suo maestro (la bestia), che lo guiderà verso la saggezza, la crescita, il cambiamento della sua condizione favorendo così, lo sviluppo della narrazione.
Oggi tratteremo questo aspetto, di come il rapporto tra uomo e bestia sia mutato nel tempo. L’animale ha sempre rappresentato per l’uomo, una vera e propria fonte di sopravvivenza alimentare, di aiuto per il lavori più faticosi, di alleanza per la propria difesa o per l’attività venatoria come i cani o i falchi. A causa di questa caratteristica, nell’antichità, gli animali diventavano per l’uomo un dono da offrire in sacrificio a una divinità, per onorarla e ottenerne benefici e quindi, rispettato perché sacro agli dei. Colui che avesse maltrattato o ucciso un animale sacro, sarebbe stato giustiziato.
Riguardo alla cattiveria dell’uomo nei confronti delle creature animali, un autore antico Claudio Eliano (Claudius Aelianus) ne parlò nella sua opera “De natura animalium” (La natura degli animali). In esso, egli individua diverse curiosità leggendarie e attribuisce alle bestie 4 virtù cardinali, proprie dell’uomo, ovvero sapienza, giustizia, forza e temperanza.
La cattiveria invece, la attribuisce non agli animali più feroci o astuti, ma all’essere umano in quanto dotato di razionalità ma, pronto ad usarla verso gli animali poiché li crede inferiori.[1]
Eliano descrive l’animale come presenza amica, sostegno e strumento utile per compiere alcune azioni considerate difficoltose per un uomo solo o per la comunità alla quale appartiene.
Quindi, come abbiamo detto prima, l’animale diviene un compagno attivo per l’uomo, dona un servizio al padrone e non chiede nulla in cambio, ma ne ottiene dignità e nello stesso tempo viene personificato con uno spirito oppure una divinità.
Il tema della bestia aiutante, viene fortemente marcato nei racconti del folklore. Nella fiaba essa è presentata come entità misteriosa che tende all’umanizzazione perché presenza benefica e operosa che soccorre l’eroe caduto in disgrazia.
La benevolenza verso gli animali è presente anche nella letteratura greca e romana. Omero, come altri autori greci ha espresso sempre sentimenti di comprensione ed affetto verso di essi. Leggendo le opere classiche, ci accorgiamo che gli antichi coltivavano un senso di pietà e solidarietà verso la natura e gli animali.
Nella realtà le bestie ci hanno sempre parlato e ci parlano anche oggi, ma noi non riusciamo più a comprenderli. Già i nostri antenati osservavano i loro comportamenti poiché in questo modo, potevano scoprire quale erba o frutto fosse commestibile o necessario per curarsi. Controllando l’atteggiamento delle bestie, si accertavano se vi fosse qualche pericolo nei paraggi oppure si fosse verificata qualche catastrofe naturale.
Anche oggi, essi dialogano con noi usando un linguaggio muto, senza parole, formato solo dalla loro stessa presenza e dal comportamento, per potersi adattare all’ambiente circostante. Gli unici che sono ancora in grado di comprenderli restano i neonati che come loro, non avendo ancora sviluppato il linguaggio, riescono a comprenderli usando un codice fatto di sguardi ed espressioni, arricchiti dall’empatia. 
Il loro è un modo di vivere in armonia col creato, legato a una “comunanza spirituale[2]: che guida alla compassione e immedesimazione nella condizione stessa dell’animale. Un esempio ci è dato nell’opera di Omero, Odissea, e nella descrizione dell’episodio tra Ulisse e il suo fedele cane Argo.
Ulisse, ritornato in patria dopo tanto tempo, viene riconosciuto prima di tutti dal suo fedele cane Argo che, ormai vecchio sta per morire. La riconoscenza e la fedeltà dimostrati dall’animale lo commuovono.
Anche Eliano, nel suo scritto spiega che l’uomo deve imparare dagli animali aggiungendo che: “Gli uomini hanno il bisogno di un ragionamento che li esorti e li persuada ad essere buoni e che li allontani dalla codardia e li renda coraggiosi[3]; infatti spiega che “gli animali non hanno necessità di ricevere un incoraggiamento dall’esterno” poiché, “traggono da loro stessi la forza”, e così facendo, sorreggono loro stessi”.
Analizzando la sua opera, emerge come le bestie siano catalogate come entità divine, creature ultraterrene fatte di luce, quasi dei. Il loro istinto alla vita è una risorsa indispensabile per l’uomo, poiché lo aiuta a sviluppare le capacità di sopravvivenza.
Per tale motivo, essi restano creature imperscrutabili e chiedono all’uomo il rispetto per loro e per il mistero che racchiudono; un qualcosa di irraggiungibile alla mente umana, poiché e il mistero di Dio che li ha creati e posti accanto all’uomo, già nel giardino dell’Eden.

---

[1] Eliano C., La natura degli animali, Maspero F. (trad.) Bur, Milano 1998
[2] Ibidem
[3] Ibidem





ABOUT AUTORE





Utilizzando il sito web, accetti il nostro uso dei cookie, per una tua migliore esperienza di navigazione. Maggiori informazioni Ok