Letteratura

16 Dic 2019


“La favola di Natale” di Giovannino Guareschi

Un’autentica parabola sull’amore, sulla famiglia e sull’importanza del Natale.

Scritto nel dicembre 1944, al tempo della prigionia nel campo di Sandbostel nella Germania settentrionale, il libro “La Favola di Natale” trae origine da una storia che lo stesso Giovannino Guareschi – “padre” di Don Camillo e della saga del Mondo Piccolo – raccontò ai suoi compagni dello Stalag XB la notte della Vigilia di Natale per ridestare il desiderio di libertà, rievocare il bisogno di umanità e fratellanza nonostante le durissime privazioni a cui erano sottoposti in qualità di prigionieri.

Ed è proprio la notte del 24 che tutto ha inizio: Albertino (figlio dello stesso autore), durante la cena, recita la Poesia imparata a memoria al suo papà, il quale però è prigioniero in un Paese lontano. Il Vento irrompe nella stanza, e si porta via con sé la Poesia, che gli domanda di portarla fino al Paese lontano: il Vento rifiuta dicendo di poterla condurre fino alla frontiera, dove viene interrogata, oscurata e confinata da un soldato.

Dopo aver incontrato il Buonsenso e Babbo Natale – rimasto senza giocattoli con solo speranze nella gerla – la Poesia viene riportata a casa, dove trova Albertino, svegliatosi nella notte, il quale decide di raggiungere il babbo, accompagnato a sorpresa da cane Flik e dalla nonna. Guidati dalla luce della Lucciola e da una locomotiva, i quattro incontrano una Gallina, che suggerisce di camminare 1490 passi: raggiunto il campo d’aviazione degli Angeli, vengono portati da uno di loro che però cade in un bosco.

Lì, Albertino e gli altri due incontrano la Formica, il Gufo, Funghi Buoni e Velenosi, il Guardaboschi Buono e quello Cattivo, tre Passerotti e tre Cornacchie; sconfortati e infreddoliti, i tre siedono nel bosco: inaspettatamente incontrano il babbo, in fuga dal campo. Con del pane e un po’ d’acqua la nonna impasta una focaccina, che risveglia le api e i passerotti i quali condiscono di miele, pinoli e bacche dolci il pastone sul fornello. Anche il tentativo delle Cornacchie viene sventato, e il panettone cuoce soffice e squisito.

San Giuseppe, Maria e il somarello intanto giungono da Oriente, scortati dagli angeli del Dio della Pace, che s’incontrano con quelli del Dio della Guerra, i Magi e i Nanetti: la gioia però riunisce la famiglia a mezzanotte, quando giunge la notizia che è nato il Bambinello. Un freddo vento porta gli spiriti dei vivi che ancora cercano i loro cari, e tra una promessa ed un saluto, Albertino, la nonna e Flik tornano a casa, lasciando il babbo nel sogno.

Un’autentica parabola, la definirei, sull’amore, sulla famiglia e sull’importanza del Natale nel senso più umano e spirituale del termine: la ricchezza di valori e di fantasia mette in secondo piano l’importanza di tutti quegli elementi che solitamente “fanno” il Natale, riducendo alle persone e agli istanti di tenerezza e vicinanza tutto il significato della festa: il viaggio onirico di Albertino – che colpisce sia per i caratteri fiabeschi sia per le trovate poetiche – è tuttalpiù un aperto manifesto all’amore fra gli esseri umani, non solo in tempo di guerra (tema ben evidente e contestualizzato), ma anche in tempo di pace; le figurazioni sempre abbinate fra comparse buone e cattive inneggiano alla bontà delle nostre intenzioni più nascoste, quelle che il nostro cuore desidera fortemente e che, per un motivo o per un altro, ci si trova sempre a dover barattare. “Seguitele!” ordina Guareschi.

Aldilà delle letture ormai classiche del periodo natalizio, ritengo che questa sia uno dei più autentici esempi di fiaba moderna, nel quale poesia ed umanità si riuniscono nel nome della pace fra gli uomini e del Bambinello, di gran lunga il protagonista autentico di questo libro. Abbiate cura di non perdere alcun verso, o questa storia prenderà il volo!






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