Letteratura

13 Gen 2020


La lezione del freddo

Il racconto di dieci mesi vissuti in un ambiente inconsueto per il protagonista, perché dominato a lungo dal freddo, e dell’ingegno necessario per capirlo e affrontarlo.

Il giorno in cui la famiglia trasloca nel New Hampshire, davanti agli occhi si apre un incanto: la casa è immacolata, le doghe di legno percorse dalle ombre del bosco, il tetto verniciato di un azzurro fiabesco. L’estate caldissima sembra non voler mai terminare, ma le allusioni misteriose nelle conversazioni con i vicini e i colleghi fanno presagire una minaccia. In un batter d’occhio arriva la neve, il grande fiume è già ghiacciato, bisogna attrezzarsi: le bambine e il cane ammirano in silenzio lo spettacolo bianco in cui vivranno per un anno.

Così, tra le pagine, troviamo un uomo, la sua famiglia e alcuni animali all’esigente scuola del freddo: recuperare un sentiero perso nel bianco; leggere Thoreau e Hawthorne; mai e poi mai usare il freno sul ghiaccio; coltivare stalattiti; costruire un pratico igloo davanti a casa, lasciare il cane in macchina senza farlo congelare… . Piegare la vita domestica alle intemperie significa imparare ad assecondare la natura invernale del mondo. Senza fuggirla, addestrando la mente e le mani a comprenderla. Perché il freddo non è un nemico, per quanto sia temibile. Tra sputaneve elettrici e cataste di legna, orsi nel giardino e incendi divampati nella canna fumaria, piste di fondo oniriche e impronte calcate nel bianco per essere certi di ritrovare la strada, la grande scoperta è che il gelo può diventare un membro della famiglia, una lente d’ingrandimento, un modo di sentire.

L’esperienza quotidiana del freddo è un’avventura estrema, a cui non siamo più abituati e che tuttavia può sorprenderci come una possente rivelazione.

L’attenzione alla natura, ai suoi rischi e alle sue fragilità, ha un valore etico ma è anche un modo per sopravvivere, individualmente e come specie umana, al degrado e al disastro incombente. Sì, perché il freddo, la neve e i ghiacci, sono destinati a finire, per colpa dell’ignoranza, del desiderio di ricchezza in tempi rapidi, e del consenso politico che condiziona le grandi scelte, a discapito del futuro, anche prossimo. Con la praticità dell’uomo di casa e lo sguardo del filosofo, l’autore, Roberto Casati, confeziona questa storia proprio pensando ai figli e alle figlie del riscaldamento globale: eleva un altare al freddo, per non lasciare che il freddo scompaia dalla Terra. Tra le righe, c’è un invito alla consapevolezza e alla conoscenza, per un cammino etico: «Se uno guarda il sentiero che traccio, all’andata vede uno zig-zag, una linea tratteggiata di piedi destri e piedi sinistri. Al ritorno cerco di calpestare la neve con le ciaspole dove non ero passato all’andata, per rendere uniforme il sentiero. Ho deciso di chiamarla la camminata etica: pensa a chi ti segue, aiutalo».






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