La lingua geniale. 9 ragioni per amare il greco

Il greco antico è «una lingua che serve ad esprimere un’irripetibile idea di mondo».

Un libro sul greco antico per nulla accademico, capace di suscitare interesse per una lingua viva e più necessaria che mai, che consente di «dire cose complesse con parole semplici, vere, oneste». È questa la scommessa vinta da Andrea Marcolongo e coronata dal successo di 5 edizioni in nove settimane. Un’accoglienza da parte di pubblico assai variegato che ha sorpreso l’autrice per prima, grecista non ancora trentenne, che del greco si è innamorata frequentando il Liceo Classico a Crema, per poi iscriversi a Lettere Classiche; e, mentre si ostinava a capire questa lingua tanto ostica quanto affascinante, si guadagnava da vivere facendo lavoretti saltuari e scrivendo parole per altri che non le sanno trovare (ghost writer).

L’idea di scrivere un saggio sulla bellezza del greco antico le viene da un ragazzino, che le pone una domanda di senso: “Perché studiare il greco?”. Rispondendo a questa domanda, Andrea Marcolongo si ritrova a scrivere il primo capitolo del suo libro.

Il greco apre un’altra visione sul mondo. Diversa, per esempio, era la concezione del tempo: in greco non contava il quando ma il come, cioè il come diventiamo. Noi oggi tendiamo a esprimere più cose con un unico modo di dire, ma così facendo ci impoveriamo, il nostro mondo diventa piccolo. In greco, invece, una cosa era detta in più modi che ne esprimevano le diverse sfaccettature. Perciò ci si capiva benissimo. Questo libro fa riflettere su come noi parliamo o pensiamo o facciamo i conti con noi stessi, con i nostri desideri. Il greco aveva un modo particolare per esprimere il desiderio, l’ottativo: se io esprimessi un desiderio in greco, chi mi ascolta capirebbe immediatamente se il mio desiderio è possibile oppure impossibile. Non abbiamo più un modo così preciso di dire le cose a parole. Abbiamo perso anche il numero duale, che non vuol dire uno più uno ma uno formato da due: una coppia di innamorati che non si annullano in uno ma non diventano due, sono l’amore. Questo libro fa riflettere su cosa non diciamo in italiano. Oggi addirittura comunichiamo con le faccette. Quanto ci fraintendiamo?! E quanto facciamo fatica a dire di noi con le parole?! È importante recuperare un rapporto diretto con il dolore o con la felicità, prendersi tempo per cogliere ed esprimere le sfaccettature che rendono complessa ma estremamente bella la vita. E il greco è così: complesso ma estremamente bello.

“La lingua geniale” sta facendo breccia nel cuore degli studenti. Andrea Marcolongo aiuta loro a capire che il greco antico non è una tortura di declinazioni e paradigmi da imparare a memoria, ma un insieme di stravaganze linguistiche che aiutano a dire e a pensare. Non solo gli studenti, anche gli adulti sono stimolati da questa “geniale” lettura del mondo, perché, come scriveva Virginia Woolf, «è al greco che torniamo quando siamo stanchi della vaghezza, della confusione, e della nostra epoca».






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