Letteratura

19 Gen 2018


La nascita di un FIUPA ed altri racconti

Libro autobiografico scritto da Mario Gasparini. Sarà presentato venerdì 26 gennaio alle ore 20.30 nella Sede dell’Anpep in via Padova, 37 a Conegliano.

Intervista all'autore, che in questo libro ("La nascita di un FIUPA" - FIGLIO DELLA LUPA) racconta la propria esistenza a partire dalla vita intrauterina fino all’adolescenza: un percorso che rivela una nuova consapevolezza.

Mario, perché ha scritto questo libro?

Ho inteso scrivere un’autobiografia concepita come un viaggio a ritroso.

Un viaggio a ritroso?

Sì, il viaggio è una metafora dell’esistenza. C’è chi si proietta nel futuro in viaggi da fantascienza, verso pianeti sconosciuti; qualcun altro, come me, è invece attratto da un viaggio verso le proprie origini, quindi all’indietro, a ritroso.

La vita dell’infanzia, dunque…

Sì, certo, ma c’è un luogo, un ambiente condiviso da una comune esperienza psicofisiologica: l’utero materno.

Il riferimento è la vita… prima di nascere?

Proprio così, la vita intrauterina.

Tanto più è sconosciuto o dimenticato, tanto più è seducente l’inizio della nostra vita...

Certo. Non è facile esplorare quel luogo che ci ha contenuti fin dall’inizio. Ognuno che voglia cimentarsi con questa impresa, deve dotarsi di mezzi particolari.

Mezzi particolari?

Faccio un paio di esempi: se una persona vuol fare attività subacquea, deve disporre di un’attrezzatura adeguata (maschera, tuta speciale, bombola di ossigeno…); considerazioni analoghe si possono fare per chi pratica l’alpinismo e potremmo continuare negli esempi. Personalmente mi sono servito delle mie conoscenze di medico ostetrico-ginecologo e di psicologo.

Queste conoscenze sono state sufficienti per risalire a quella vita primigenia?

Non del tutto. Ho cercato di potenziare i miei mezzi a disposizione, aggiungendone un altro, molto potente.

Quale?

Una certa dose di fantasia intesa come possibilità offerta alla realtà. In fondo, come sosteneva Italo Calvino: “La fantasia è come una marmellata, bisogna che sia spalmata su una solida fetta di pane”. Oppure possiamo scomodare Einstein il quale affermava: “La fantasia è più importante della conoscenza. La conoscenza è limitata. L’immaginazione circonda il mondo”.

Un giusto mix, dunque, di realtà e fantasia…

Proprio così: il propellente per poter viaggiare fino a riattingere ad una vita, ad un luogo così remoto è una miscela di conoscenza e fantasia.

Perché la vita intrauterina è così importante?

La gestazione è da considerare a ragione la fase più importante della vita: in essa vengono poste le basi psichiche e fisiche per la formazione dell’essere umano condizionando a cascata l’andamento di tutte le fasi successive della vita, come insegna la moderna epigenetica. Per questo grande attenzione dev’essere prestata a tutta la gestazione, soprattutto al suo ultimo periodo e alla prima fase di vita dei bambini (specie i primi due anni), poiché è in questo periodo che la plasticità di sviluppo è massima e l’individuo programma “epigeneticamente” i propri tessuti e organi.

Un cervello già a livello embrio-fetale, correttamente stimolato favorisce l’apprendimento e la memoria?

La qualità dell’ambiente e il suo arricchimento possono favorire il proliferare di connessioni dendritiche; dopo la nascita se scuola e famiglia collaborano in tal senso possono crearsi le condizioni di apprendimento maggiormente funzionali per il corretto ed equilibrato sviluppo dei bambini.

Scuola, famiglia e, naturalmente anche tutti gli stimoli adeguati che provengono dal mondo dove l’individuo vive: altre persone, natura, etc.

Certamente. Nell’autobiografia, proprio per il tentativo di saperne di piú di noi stessi e del mondo, la scrittura ci tramuta spesso in uno o più che certamente dovranno assomigliarci per essere autobiografici: solo chi è consapevole di essere uno e molteplici sceglierà a quali narrazioni autobiografiche assegnare un ruolo prevalente.

Non solo con altre persone, ma anche con elementi naturali non umani è possibile identificarsi o, comunque, dialogare?

La nostra prospettiva per guardare il mondo nasce dall’interno dello stesso, in quanto vi facciamo parte. Il bisogno umano di conversare con il non umano, vagheggiando che ogni altra presenza possa ad un certo momento prendere la parola e raccontare la propria storia (da Esopo a Fedro, a La Fontaine…) è senza dubbio una delle meravigliose facoltà della nostra mente. Perché non poter comunicare, in quest’ottica, con una formica o con una coppia di cavalli?

Qual è l’età d’oro per comunicare con tutto ciò che ci circonda?

Per alcuni uomini la vita intera può riservare un tale privilegio che, più frequentemente, è legata all’età infantile fino alle soglie dell’adolescenza. Quest’ultima segna un confine, oltrepassandolo si entra in un periodo di tumultuoso passaggio, altrettanto interessante, ma che fa vivere nell’individuo un altro individuo, lanciato in altre avventure.

Dunque, il dialogo con il mondo che ci circonda è proprio di ogni bambino?

Sì, e penso che ciò sia sotto gli occhi di ogni adulto che abbia un minimo di attenzione con un mondo che fu anche il suo.

Per raccontare tutto ciò ci sono conoscenze ormai divulgate a tutti i livelli…

Certamente, ma se l’intento di chi scrive un’autobiografia è anche quello di divertirsi, allora c’è bisogno di un altro ingrediente: l’ironia e, soprattutto, l’autoironia. “È dall’ironia che nasce la libertà” ebbe a dire Victor Hugo. E, se compare l’autoironia, ancora meglio; sant’Agostino disse: “Beato chi sa ridere di se stesso perché non finirà mai di divertirsi”.






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