Letteratura

26 Gen 2018


"La natura esposta", di Erri De Luca

“Abitiamo una terra di transiti”. Con queste parole il protagonista del libro di De Luca descrive il suo paese, paese di confine dove decine di migranti sono disposti ad affrontare la neve mai toccata per raggiungere un nome in un biglietto. Ma “terra di transiti” diventa anche lo stesso protagonista, dopo che la comunità lo costringe all’esilio dalla montagna al mare. Un uomo, degli attraversamenti, i soldi restituiti, il paese che lo accusa di un mancato guadagno. Sceso dovrà offrire le sue mani da riparatore/scultore ad un’opera di un Cristo crocifisso. Questa è stata scolpita da un giovane artista alla fine della Prima Guerra Mondiale, a somiglianza del corpo di un commilitone. Suo compito sarà quello di ri-scoprire l’originale, riportarlo alla sua prima forma dopo le molte apposizioni. Comincerà, così, a studiarne il corpo, a rapportarsi con il sacro. A scoprirsi aiutato da un musulmano, da un ebreo e da un prete cristiano. Questo studio lo porta in un “viaggio” in se stesso, a farsi e fare delle domande e a scoprire, attraverso ogni muscolo definito della scultura, la misericordia. Attraverso l’arte l’uomo darà un nome a ciò che ha fatto, a ciò che fa’. Il dialogo tra la scultura e il protagonista diventa un dialogo tra l’uomo crocifisso e tutti gli uomini.

Erri De Luca ci conduce, attraverso la nudità di un corpo in croce, all’epifania del sacro nella nostra vita.

 






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