Letteratura

28 Gen 2019


“Leone”, lo spettacolo del mondo nelle mani giunte di un bambino

Nel suo ultimo libro, Paola Mastrocola gioca con l'immateriale: attraverso lo stupore di una mamma davanti al figlio che prega, pur senza aver avuto un'educazione cattolica, s'interroga e ci interroga... che rapporto abbiamo oggi con il sacro?

Leone, il protagonista di sei anni che dà il titolo all’ultimo, intenso libro di Paola Mastrocola (Einaudi), sembrava un bambino come gli altri. Un giorno la madre, Katia, si accorge che invece suo figlio è «un bambino che prega», ovunque, anche in mezzo alla strada: si inginocchia e prega. E questo diventa un motivo di preoccupazione, una stranezza.

Tutti intorno a lui sono battezzati, magari non assidui frequentatori della chiesa, ma hanno ricevuto i sacramenti, alcuni si sono sposati in chiesa compresi i suoi genitori (anche se poi si sono separati), eppure quella manifestazione così naturale e spontanea di fede imbarazza, spiazza.

Un bambino intonso, che non frequenta il catechismo e che pure ha un rapporto naturale con Dio, mostra la distanza che abbiamo preso dall’idea di un oltre. Un mondo-adulto che perde l’atteggiamento religioso, rischia di perdere anche il contatto con la propria anima. La direzione in alto è necessaria a dare senso alla vita, a sopportarne le prove, a vivere con fiducia e con coscienza.

È la nonna ad aver insegnato a Leone a pregare. La figura della nonna rappresenta proprio quello che oggi si è perso: la fede come affidamento. Quella semplicità un tempo bastava. Oggi siamo troppo concreti, troppo materialisti, troppo scientifici, e non permettiamo che qualcosa di misterioso entri nelle nostre vite. Corriamo tanto, ma a caso: manca un centro, un punto fermo. Ci affanniamo per le cose, senza cercarne il senso.

La madre di Leone non ha certo tempo da perdere dietro simili stranezze: si fa in quattro per mantenere il figlio, tra turni massacranti a lavoro e rinunce continue. Il padre, perlopiù assente, è portato ad aggirare i problemi piuttosto che affrontarli. 

Eppure, Leone, con il suo esempio, trascinerà e risveglierà nelle persone che gli vivono accanto un profondo sentimento di appartenenza alla comunità e alla vita religiosa in cui anche certi rituali hanno il loro preciso significato. Questo romanzo, estremamente moderno, mostra un tratto sorprendentemente rivoluzionario della tradizione, e fa riflettere…

Il nostro sguardo è a tal punto disincantato da considerare un bambino che prega il nuovo diverso?

Che cosa ci dice quella preghiera ingenua, laica, spontanea?

Forse tutti noi abbiamo bisogno di credere in qualcosa, di aprire lo spazio dell’oltre come orizzonte di presenza, di coltivare i desideri nell’attesa.

Leone, pregando, si rivolge a una persona che non ha fretta, che ha tempo, che l’ascolta, che è sempre presente, e si sente libero di esprimere i suoi veri desideri, quelli più profondi.

Giocando con la dimensione immateriale dell’esistenza, Leone ci porta anche solo a ricordare la nostra infanzia e il momento in cui abbiamo creduto ingenuamente, lasciandoci cogliere di sorpresa dalla Bellezza.






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