“Memorie di Adriano” di Marguerite Yourcenar

Humanitas - Libertas - Felicitas

Non è un romanzo. Né una lettera di commiato al figlio ed erede al trono di Roma: quello di Marguerite Yourcenar è forse la più autorevole autobiografia d’autore dell’imperatore Adriano, successore di Traiano e ritenuto uno dei migliori della storia dell’Impero Romano, nonché il più ispirato alla cultura ellenica, che tradusse nelle opere pubbliche e culturali del suo regno.

L’opera della scrittrice e saggista francese affonda le sue radici nella storiografia del tempo, redatta da Adriano stesso o dai suoi biografi che, grazie alla personale passione per la poesia, la filosofia e la cultura dell’imperatore – qualità che lo renderanno il primo monarca “illuminato” – vivono il periodo adrianeo come uno dei più floridi della letteratura latina.

Provvisto di un prologo e di un lungo epilogo, “Memorie di Adriano” vorrebbe ricalcare la forma di una lunga epistola (quindi una lettera) che l’emperor, ormai debilitato dalla malattia, scrive a Marco Aurelio, figlio adottivo e futuro imperatore dopo Antonino Pio: il risultato, di altissima qualità letteraria e storica, assume però la straordinaria forma di un lungo memoriale in cui sono ben evidenti le passioni personali, gli affetti e la notevole levatura intellettuale di Adriano senza il benché minimo intervento o intemperanza dell’autrice, quasi a voler dire: date a Cesare quel che è di Cesare (o Adriano in questo caso).

La trama, suddivisa in capitoli posti secondo l’ordine cronologico della vita dell’imperatore, affronta argomenti di diversa natura: dall’ascesa al trono dopo la morte del padre adottivo Traiano (con tutti gli episodi e i ricordi della vita militare) alle passioni sfrenate e fortemente interiori per la poesia, l’arte, l’astronomia, la filosofia, il nuoto e la mancanza di sonno e vitalità che lo attanagliava; molto presenti sono anche la passione per Atene e la Grecia, per i viaggi nelle provincie dell’Impero (che valorizzerà promuovendo opere urbanistiche ed architettoniche) e il rapporto personalissimo ed intenso con Antinoo, suo favorito, che lo desterà dalla sensazione di abbandono affettivo ed emotivo dalla relazione con la moglie Vibia Sibinia.

Lungi da quella che potrebbe essere una facile etichettatura scomoda e, personalmente, inopportuna, ritengo che l’argomentazione proposta da Yourcenar – che ricordo essere fedele alle fonti storiche e silenti della sua voce – sia uno dei migliori esempi di letteratura introspettiva che abbia mai proposto ai miei occhi: la leggerezza di alcuni passi e l’intensità con cui la vita personale (compresi i fatti storici) e le riflessioni di Adriano si sono succedute nella narrazione, hanno fatto sì che la lettura avesse un sapore dolce-amaro difficile da dimenticare, più di un diario personale o di un’autobiografia e meno di una biografia in terza persona colma di lodi e grandiosi aggettivi. Il grande merito di Marguerite Yourcenar è di aver rappresentato Adriano l’uomo e non solo il “buon imperatore”.

Sarà certamente una delle mie ri-letture: l’onestà intellettuale e l’avvincente alchimia con cui pensiero e vita si fondono insieme parola dopo parola non fa che aumentare la mia considerazione su quest’opera letteraria e storica, che consiglio di leggere a cuor leggero e con la stessa curiosità con cui si vorrebbe spiare la pagina di un diario segreto. “Humanitas, libertas, felicitas”: non sono un motto ma un’aspirazione su cui tutti dovremo aprire gli occhi.






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