Letteratura

06 Apr 2016


"Piccola": diario di una ricerca d’amore

Rileggere il libro di Geneviève Brisac a vent'anni dalla sua pubblicazione, per trovarvi un'esperienza capace di insegnarci ancora molto sull'anoressia

Piccola, pubblicato nel 1995 dalla casa editrice E. Elle, racconta i ricordi del “momento di follia” di Geneviève Brisac, una donna (ed ora madre) che da bambina non voleva crescere. Estremamente ricettiva e sensibile, piena di speranze e possibilità per il suo futuro tutto da costruire e, al tempo stesso, intimorita dalla vastità del mondo che le si prospetta dinanzi, la giovane Nouk si carica di tensione e di sofferenza, e non riesce a farne parola con nessuno. I suoi genitori, un ingegnere e una sceneggiatrice, vivono nella serenità di un buon ritmo lavorativo e nella gioia di aver messo al mondo tre bambine, ma scelgono di non «guardare bene», di non accorgersi della difficoltà della ragazza, che, poco alla volta, diventa asociale, si allontana dai momenti di condivisione famigliare e rifiuta il nutrimento. L’adolescente cerca quell’attenzione e quella cura che risiedono nel puro amore genitoriale, nel sentimento di rispetto e di fiducia, di ammirazione e di conforto, che, malgrado debolezze, paure e trepidazioni talvolta deludenti di fronte alle aspettative, in loro non dovrebbero morire mai.

Instabile e sola, per ottenere il suo scopo, Nouk smette di mangiare: la perdita del peso e, lentamente, della fisicità, sono il sintomo di un desiderio di non essere presente e viva, ma vengono interpretati da tutti come capricci adolescenziali, espedienti inutili e vani per attirare l’attenzione e creare scompiglio nella felice quotidianità delle sorelle. Difatti «Piccola» è anche l’appellativo con cui Nouk si riferisce alla sorellina minore, che incarna esattamente ciò che lei avrebbe desiderato essere: rivendendo se stessa nella bambina, Nouk rivolge a lei tutto il tempo, tutto l’amore e tutto il cibo di cui dispone, caricando di sentimento materno ogni gesto nei suoi riguardi. Impigliata in una catena di menzogne finalizzate a mascherare il disagio fisico e indebolita dal quotidiano spendersi a favore della sorella, la giovane arriva a nutrirsi di sole caramelle alla nocciola e viene ricoverata forzatamente in una clinica specializzata in disturbi alimentari.

Stupisce il distacco che emerge tra la razionalità medica, per cui a ogni malattia corrispondono sempre un nome e una cura, e l’irrazionalità emotiva, che contempla tutti gli aspetti legati al sentimento e alla multiforme intimità della persona. Nouk asseconda i medici cibandosi e sottoponendosi a visite regolari, ma in cuor suo comprende che non sarà il piatto arancione di zuppa a garantirle la salvezza, quanto uno sguardo d’amore, un atto di fiducia, o semplicemente una garanzia di tempo: tempo per crescere, per capire, per scegliere quali germogli coltivare nel proprio giardino delle possibilità, senza pressioni o vuote pretese.






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