Letteratura

12 Nov 2020


Ripubblicato "Gente di mare", capolavoro di Giovanni Comisso

Umanità e i paesaggi, tra arrivi e partenze...

«Si arriva per prati d’acqua, dopo avere rasentato paesi costruiti come scene di teatro di altri tempi e panorami di alberi con terreni erbosi di un verde prepotente sul precipizio azzurro del mare. Il vaporino attracca al molo arioso e subito ci accolgono i più vivaci sorrisi accresciuti dalla luce. La città è un aspro guscio d’ostrica dove tra riflessi di madreperla la vita fermenta. Sui gradini del primo ponte, vecchi pescatori curvi e frettolosi raggiustano le reti bruciate dal salso, tenendole tese con le dita dei piedi»

È la prosa lirica, inconfondibile di Giovanni Comisso (1895-1969) ne Una città di pescatori, la descrizione della vita di un abitato sul mare che apre la serie di racconti che inanellano “Gente di mare” , il fortunato lavoro edito nel 1929 dai Fratelli Treves di Milano e insignito nello stesso anno del Premio Bagutta.

Ora il capolavoro giovanile dell’autore trevigiano viene ripubblicato da La nave di Teseo, dopo quasi cent’anni. La riedizione, appena arrivata in libreria, è a cura dello scrittore e critico Paolo Di Paolo, autore della prefazione (“Il trionfo della sensazione”), mentre la postfazione (“Vincere il tempo”) è scritta da Benedetta Centovalli, specialista di narrativa contemporanea.

In “Gente di mare” il giovane Comisso racconta la sua navigazione, nell’estate del 1922, a bordo di un veliero chioggiotto che faceva spola trasportando merci lungo le coste alto-adriatiche; un’iniziazione alla vita e ai viaggi, dalla laguna alla Dalmazia, di stagione in stagione, tra andate e ritorni, che si susseguono proprio come le onde del mare. Lo scrittore ha avuto modo di osservare marinai, pescatori, contadini, osti, donne, bambini, e tutta l'umanità che vive i porti, così da carpirne gli umori, comprenderne i ritmi, catturarne l'essenza che ha saputo trasporre nel suo lavoro, così come le descrizioni suggestive dei paesaggi marini e agresti; tutte le sensazioni sono così intense che gli uomini e le cose appaiono trasfigurati, avvolti in un’atmosfera incantata.

È il libro dell’affermazione dello scrittore trevigiano nel mondo letterario (a 33 anni, dopo le esperienze fondanti della Grande Guerra e dell’avventura fiumana e prima dei grandi viaggi in Europa e nel mondo), quello dove, come scrive Centovalli, “si costruisce la voce di questo autore radicato nella misura breve (…) che coglie l’attimo e lo solidifica in immagini persone animali piante o oggetti quotidiani – e le fa risuonare della precarietà e vulnerabilità della vita”.

Per Paolo Di Paolo “Giovanni Comisso procede per accumulo di sensazioni. La commozione felice che suscitano molte sue pagine è data da questo intensissimo, estenuante tentativo di trattenere tutto, di non perdere niente, di cristallizzare nei sintagmi la lucentezza, il brillio, l’impermanenza delle cose”. 

La riedizione dell'opera di Comisso è promossa dall’Associazione Amici di Giovanni Comisso, che ne detiene i diritti: “La nostra prima missione è di evidenziare il ruolo fondamentale di Comisso nella letteratura italiana, e l’attualità fertile della sua scrittura che continua ad emozionare generazioni di lettori. Siamo contenti e orgogliosi di questo rinnovato interesse per il nostro scrittore, vuol dire che, con impegno e passione di molti, abbiamo ‘seminato’ e lavorato bene”, dichiara il Presidente Ennio Bianco.  

“Gente di mare” sono storie da leggere e rileggere, per assaporare il piacere della libertà e del vagabondare, per il gusto del bello che ci trasmette il taglio osservatore di Comisso, che riesce nell'impresa, non facile, di riempire di levità e grazia stralci di vita quotidiana.

 

(Fonte: www.premiocomisso.it)






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