Letteratura

25 Mar 2019


Rivoluzioni letterarie: La fattoria degli animali

L'Uomo è l'unica creatura che consumi senza produrre. Non dà latte, non depone uova, è troppo debole per tirare l'aratro, non corre abbastanza veloce da catturare un coniglio. Però è padrone di tutti gli animali. Li fa lavorare e in cambio concede loro il minimo necessario alla sussistenza, tenendo il resto per sé”.

Con questo improbabile ma esatto proclama si apriva la rivoluzione nella fattoria di Jones, il padrone ubriacone che ben presto scoprirà di doversi preoccupare maggiormente dei suoi animali. Lo scenario ci riporta al libro La Fattoria degli Animali, pubblicato nel 1945 dallo scrittore inglese George Orwell. Con quest’opera così atipica e satirica, l’autore sbeffeggia apertamente le rivoluzioni che, riprendendo come esempio in particolare quella russa dell’ottobre 1917, seguono tutte un percorso standard che porta la situazione da un iniziale e apparente cambiamento ad una trasformazione spesso di tipo autoritaria che tradisce gli ideali iniziali, fino a far ritornare una situazione opprimente.

Incitati dall’emozionante discorso dell’anziano maiale Vecchio Maggiore, una moltitudine di animali - fra cui i maiali Napoleone, Piffero, Minimus, i cavalli Boxer, Trifoglio, Mollie, l’asino Beniamino, il corvo Mosè, cani, galline e pecore - cacciano dalla tenuta il loro padrone e la moglie, dichiarano la libertà degli animali della fattoria e, seguendo i principi dell’Animalismo pronunciati dal Vecchio Maggiore (nel frattempo morto di vecchiaia), introducono i 7 comandamenti che, insieme all’inno Bestie d’Inghilterra, rendevano ogni sforzo un atto dovuto per la buona riuscita della fattoria. Dopo un anno di instancabile lavoro e incessanti progetti, i maiali Napoleone e Palla di Neve cominciano un lento ed inesorabile accentramento dei poteri. Cacciato via Palla di Neve, Napoleone trasforma la buona causa della fattoria in un regime sempre più totalitario avvalendosi anche dei 7 comandamenti modificati a suo piacimento. Gli anni passano e il comportamento dei maiali si fa sempre più simile a quello degli uomini tanto che, nelle trattative tra i maiali e il severissimo signor Pilkington (proprietario della fattoria vicina), nessuno è più capace di distinguere l’uno e l’altro, perché uomini e maiali sono diventati quasi uguali.

Un libro tutto sommato breve con una storia avvincente che rapisce il lettore e non lo molla fino all’ultima parola. L’opera ritengo sia una delle migliori critiche letterarie ai regimi. Fra le righe sono infatti celati molti riferimenti a eventi realmente accaduti sia nella Rivoluzione Russa che nell’avvento del Nazismo. Allo stesso modo di alcuni di questi (e altri) regimi, gli ideali che conducono la rivoluzione vengono presto traditi da interessi personali che stravolgono totalmente il reale significato di quanto fatto; inoltre la manipolazione del pensiero delle masse a scapito dei cittadini ordinari e in buona fede coincide con quanto accaduto in Europa tra il 1917 e il 1939: rovesciamenti di potere con conseguenze gravissime per la società, come razzismo, arresti di massa e privazione dei diritti civili.

Lettura consigliatissima, oggi più che mai: la lezione della storia viene riproposta sotto la sensazionale forma di un animale; una critica, quella di Orwell, non ancora tramontata…






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