Letteratura

12 Gen 2017


“Tu, chi sei? Un invito alla consapevolezza” (I)

Sarà presentato venerdì 20 gennaio alle 20.30 in Oratorio S. Giovanni Paolo II a San Vendemiano (TV) il libro d’esordio di Sofia Spampinato, un diario filosofico-autobiografico, delicato e sincero, che risveglia le coscienze, mette in circolo i pensieri, sensibilizza i cuori.

Dopo essersi laureata in storia e filosofia, Sofia Spampinato, spinta dalla vocazione per l’insegnamento, nel 2007 si trasferisce in Veneto, portando con sé il calore della sua Sicilia. Insegna in diverse scuole della provincia di Treviso, città in cui attualmente risiede e lavora. Di recente, si accosta agli studi di teologia, che imprimono una svolta decisiva alla sua vita. "Tu chi sei? Un invito alla consapevolezza" racconta il viaggio interiore di una donna che, nell’indagare la realtà umana, ha sempre avvertito - forte - il dissidio tra l’eco religiosa e la tendenza a razionalizzare tutto: ella vive un’esperienza rivoluzionaria di fede, che si rivela e si compie nell’amore. Attraverso il suo racconto, il lettore è da subito coinvolto in un ripensamento di sé, poi gradualmente accompagnato a riflettere sulla propria storia personale e, infine, invitato a scegliere con responsabilità la qualità della propria vita.

Nel corso di una solare chiacchierata, Sofia Spampinato ci schiude un po’ il suo mondo.

Sofia, perché hai deciso di scrivere questo libro? Qual è stata la spinta interiore?

Il libro è nato in maniera molto inusuale, per nulla programmata, dopo una preghiera molto forte che avevo fatto. È stato un avvenimento immediato, di pancia, di cuore; un coinvolgimento forte, spontaneo. Non l’ho pensato io: è il libro che - in soli due mesi - è nato da solo!

Qual è la tua idea di filosofia e che ruolo ritieni essa abbia nella vita di tutti i giorni?

Io mi sono innamorata della materia durante la mia prima lezione di filosofia nel 1997 al liceo di Noto. La filosofia è un’ottima opportunità nella vita delle persone. A scuola si studia la storia della filosofia, che induce l’allievo a mettersi in discussione su tante cose, a porsi delle domande, a maturare un pensiero autonomo, a rendere la riflessione flessibile e morbida. Però la filosofia è quel che rimane dopo, ovvero la disposizione a non accettare verità precostituite, bensì a elaborare e a partorire pensieri autonomi. Perciò, al di là della scuola, io penso che la filosofia sia veramente uno strumento prezioso di cui l’essere umano può disporre per misurarsi con se stesso, con la storia, con la realtà in cui vive, e davvero aiuta l’uomo a conoscersi e a conoscere meglio anche la dimensione in cui si relaziona.

Nella roccaforte della ragione, com’è stato possibile far posto alla fede?

Dalla filosofia giungere alla teologia non è stato difficile. Ho alle spalle un percorso di scautismo durato ben 12 anni, ho sempre frequentato le parrocchie, lavorato con i giovani, svolto servizio di volontariato in diverse situazioni molto particolari… però devo dire che l’incontro con la fede è tutt’altro: certo, la parrocchia ti aiuta molto a educarti sui valori, a evitare strade o situazioni sbagliate, ma l’incontro con Dio è veramente una chiamata diretta, che viene nella misura in cui tu ti lasci chiamare. Ho seguito la strada della filosofia da sempre e me ne sono innamorata perché mi dava gli strumenti linguistici per poter affrontare il discorso metafisico, compreso il discorso su Dio, che per me è sempre stato un interrogativo molto forte. Perciò, filosofia e teologia sono sempre stati due binari paralleli. Ovviamente ho avuto i miei momenti di scetticismo, di chiusura, di rifiuto - come è giusto che sia, perché il rapporto con Dio è un rapporto umano che va vissuto in tutte le sue fasi, la fede non deve mai essere una scelta accettata supinamente, bensì una scelta vissuta e combattuta! Finché, un giorno, a Treviso, mi sono ritrovata, per caso, davanti alla scuola di teologia: entro, mi piace il piano di studi, mi iscrivo e comincio questo percorso. Per me l’intelletto è sempre stato la strada principale - io amo troppo studiare - e Dio questo lo sa, infatti è passato attraverso l’intelletto per potersi incontrare davvero con me. Quindi, prima me ne sono innamorata attraverso gli studi della scuola di teologia, che mi ha permesso di conoscere i principi della fede al di là delle strutture istituzionali; poi, il viaggio a Medjugorje è stato illuminate: vi sono andata né da scettica né da credente viscerale; vi sono semplicemente andata. Da lì c’è stato un cambiamento molto forte: ho adottato un bambino a distanza, ho fatto esperienze di volontariato significative, e ho cominciato a dare delle priorità che prima nella mia vita non davo (se prima andare in palestra, avere cura di me, veniva prima di tutto il resto, adesso - in maniera non programmata - tutto si è capovolto: prima vengono gli altri, e questo non significa dimenticarsi di sé, anzi l’amore per se stessi è la base per poi aprirsi anche agli altri, solo non deve essere egocentrismo!).

Il fatto di arrivare a incontrare Dio attraverso l’intelletto è davvero anomalo e interessante, perché di solito si pensa, al contrario, che non sia possibile pervenire a Dio per via razionale. Ebbene, lo studio della teologia che cosa ti ha dato in più rispetto a quel che la filosofia ti aveva già dato?

La filosofia mi ha dato una grande fiducia in me stessa: man mano che scogli i nodi concettuali dei grandi filosofi, acquisisci stima di te; e poi, ovviamente, mi ha aperto vari canali di lettura, di indagine mentale e sociale. La teologia invece mi è arrivata al cuore: per me, che sono da sempre innamorata dell’immagine e della personalità sia religiosa sia storica di Gesù Cristo, intraprendere degli studi approfonditi su di Lui è stato illuminante. Quindi la teologia mi ha dato quel quid in più che la filosofia non mi ha dato. Poi, leggere “Fides et Ratio” di Giovanni Paolo II mi ha veramente illuminata, perché dice che teologia e filosofia non sono due strade separate ma due ali dello stesso spirito che si innalza nella contemplazione di un’unica verità. Così, finalmente, sono giunta alla consapevolezza che la verità di ragione e la verità di fede non si escludono, anzi, se agganciate nel modo giusto, riescono a condurre l’essere umano verso un’elevazione di sé che coinvolge l’intelletto, il cuore, lo spirito, che coinvolge tutto quanto, e la mia esperienza ne è la dimostrazione.

Nella vita di tutti i giorni, secondo te, Dio come si manifesta?

Io ho imparato a riconoscere Dio gradualmente, perché i miracoli oggi sembra non esistano eppure si compiono continuamente, è solo che noi non siamo capaci di vederli. L’idea di un Dio trascendente, distaccato dalla vita umana, l’ho superata da tanto tempo ormai. Dio mi si manifesta tutti i giorni, anche oggi: ero confusa nel venire qui e improvvisamente trovo una cara amica che mi indica la strada; vale a dire, quando le cose sono nel progetto di Dio, si compiono automaticamente, senza che tu debba affannarti tanto; quando invece le cose non sono nel progetto di Dio, la vita comincia ad essere complicata, triste, disperata, angosciata. Per cui Dio mi si manifesta quotidianamente, in tutte le cose che faccio.

Continua…






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