“Tu, chi sei? Un invito alla consapevolezza” (II)

Riportiamo il seguito dell’intervista che Sofia Spampinato ci ha rilasciato, in attesa di incontrarla venerdì 20 gennaio per la presentazione del suo libro a San Vendemiano (TV).

Dopo aver stimolato la riflessione su filosofia e teologia, ragione e fede, uomo e Dio a partire dalla propria personale esperienza, Sofia Spampinato ci svela ora il messaggio contenuto nel suo libro, che è un vero e proprio inno alla vita, esito di un percorso esistenziale non esente da sofferenza, incertezza, malumore e, proprio per questo, così vero, intenso e significativo.

Il tuo libro si presenta - dal titolo - come un invito alla consapevolezza. Che cosa significa questo invito e quali sono i passi da compiere verso la consapevolezza?

Il titolo è un interrogativo, e questo interrogativo nasce dalle mie prime lezioni di filosofia. Quando approccio una classe nuova, al di là della presentazione del programma, pongo sempre la questione “Tu, chi sei?”: chiedo ai miei alunni di presentarsi non per i tratti somatici, per la famiglia, ma proprio per quello che ciascuno pensa di essere nelle proprie caratteristiche interiori, personali, soggettive. I ragazzi si confondono, perché prediligono la dimensione dell’avere o dell’apparire a quella dell’essere: se chiedi “Quanti cellulari hai?”, sicuramente ti rispondono in maniera immediata; se invece chiedi “Tu, chi sei? Quali sono le tue caratteristiche? Cosa vuoi dalla vita? Di cosa hai bisogno?”, è come avanzare una richiesta di argomentazioni metafisiche, cioè vanno completamente in tilt (e lo stesso accade con gli adulti!). Allora questo interrogativo me lo sono portata dietro per tanto tempo e in maniera immediata me lo sono posto da sola, sulla mia vita, prima di scrivere il libro (anche se, in realtà, il titolo è venuto dopo). L’interrogativo è un invito alla consapevolezza, a comprenderti meglio, a incontrare Dio (se vuoi incontrare Dio), a riconciliarti con il passato e a superare le tue sofferenze… La consapevolezza è un approccio intimo con se stessi, che va al di là della coscienza: la coscienza si limita alla dimensione dell’Io razionale (io sono cosciente di essere qui, di come mi chiamo, di dove devo andare, etc.), mentre per la consapevolezza occorre scavare un po’ dentro di sé - non è semplice, anzi è faticoso: vuol dire scendere negli abissi della propria interiorità, per incontrare cosa? Boh, chissà. Può durare un giorno, un mese o tutta la vita. L’importante è porsi delle domande responsabili. Io ho trovato la mia risposta nell’amore, ma ciascuno può trovare la sua. L’importante è che ci si sieda e che si cominci a riflettere sulla propria dimensione di vita, sul proprio tempo storico, su quello che si vuole, su come raggiungerlo, etc., mentre oggi siamo abituati a compiere una vita automatica, una vita immediata senza passare per noi stessi. Il libro è un po’ un suggerimento per recuperare la nostra dimensione umana, oltre che spirituale. I passi per recuperare questa dimensione sono il silenzio e l’ascolto interiore (approccio tipicamente socratico). Bisogna anche amare se stessi in maniera non egoistica. Mi sono sempre detta: “io devo essere madre di me stessa”, ovvero devo prendermi cura delle mie esigenze. La sera, quando ci corichiamo, dopo le mille attività svolte durante il giorno, chiediamoci: “di quelle cose che ho fatto, ce n’è una di cui abbia veramente bisogno?”. Quindi, amarsi e prendersi cura di sé è fondamentale: prima costruire dentro, e poi fuori di sé. Non bisogna trascurare questo aspetto, perché altrimenti, a lungo andare, nascono i traumi, le frustrazioni, le sofferenze… Ciò non significa chiudersi in se stessi e estraniarsi dalla vita quotidiana, perché l’oggettività è un punto di partenza importante con cui dobbiamo misurarci. È un po’ lo stesso meccanismo dialettico hegeliano: l’in-sé, il per-sé (fuori-di-sé), l’in-sé-e-per-sé. In questo movimento il mondo esterno a noi è fondamentale per arrivare a una sintesi di noi stessi, che deve essere consapevole.

Il libro, dunque, nasce da una tuo richiamo interiore verso un obiettivo sociale: non per te, bensì per altri

Esattamente, il libro è pensato e scritto per altri. Il titolo, infatti, non è “La storia di Sofia”, bensì “Tu, chi sei?”. L’obiettivo è il lettore, che viene subito coinvolto e invitato a un ripensamento della propria vita. La vita ci ruba il tempo e noi dobbiamo essere capaci di rubare il tempo alla vita, perché il tempo è nostro, e ogni giorno che passa è un giorno che ci resta in meno da vivere; è brutto da dire, ma è la realtà… bisogna davvero pensarci! E poi il libro contiene un messaggio di speranza, un inno alla vita, perché anche dai cuori più tetri possono uscire farfalle libere. Nella vita di ciascuno di noi c’è una forma di paradiso, quindi una forma di bellezza, di meraviglia; bisogna solamente porsi nella condizione di riconoscerla. Se non ti poni delle domande non potrai mai riconoscere il miracolo che c’è in te.

Al di là delle sue parole, conoscere Sofia è un arricchimento, perché c’è in lei una carica positiva contagiosa, che ci dispone a vivere con entusiasmo, cordialità e con quella leggerezza che non è superficialità, bensì fiducia nella vita. L’invito, dunque, oltre che a leggere il suo libro, è a incontrarla di persona: venerdì 20 gennaio alle 20.30 in Oratorio S. Giovanni Paolo II a San Vendemiano Sofia Spampinato sarà presente per raccontare la sua esperienza, pungolare le menti, riscaldare i cuori. La serata sarà animata da letture recitate di parti del testo, con accompagnamento musicale (live). L’ingresso è libero.

In copertina, Sofia Spampinato al Salone Internazionale del Libro di Torino.
Di seguito, il Booktrailer.







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