Letteratura

19 Nov 2018


"Un cuore pensante" di Susanna Tamaro

È la storia del cammino spirituale di una bambina diversa dalle altre che amava la solitudine e che si faceva molte domande; una bambina che coglieva il sacro nel dettaglio quotidiano, che sapeva sorprendersi della natura, delle sue leggi e delle sue meraviglie.

In queste pagine, Susanna Tamaro si mette a nudo, come mai aveva fatto sinora: la scrittrice triestina, attraverso un personalissimo percorso di ricerca interiore, impara progressivamente a convivere con il suo animo da tigre, fedele alla terra, e, al tempo stesso, da acrobata, proteso verso "tentativi di volo" oltre l'opacità del reale; si pacifica, a poco a poco, con la vita, comprendendo e accettando – con l’intelligenza del cuore – la sua intrinseca dissonante armonia. Questo libro si presenta come risposta alla domanda "come si fa ad andare dove ti porta il cuore?", domanda che la Tamaro ha suscitato nel grande pubblico con il suo best seller del 1994 Va’ dove ti porta il cuore.

Il viaggio nell'interiorità di Susanna Tamaro parte da quando è bambina e capisce di avere qualcosa di differente dagli altri:

Niente corse spensierate, nessuna lievità infantile. Camminavo e guardavo a terra (…). Pensavo alla terra e cercavo di capire com'era fatta.

Il circo mi faceva piangere. (…) Il dolore degli animali e la tristezza degli uomini costretti a far ridere mi investivano con la potenza di uno tsunami. Il sollievo mi veniva solo dagli acrobati... .

Le lacrime sono state le compagne fedeli della mia infanzia. Non lacrime di capricci (…) Erano piuttosto lacrime di sgomento. Piangevo per cose che lasciavano assolutamente indifferenti gli altri bambini, e anche gli adulti.

Dopo alcuni modesti tentativi interlocutori (…) ho capito ben presto che la dimensione in cui sarebbe stata relegata la mia vita sarebbe stata quella della solitudine.

La mia mente partoriva domande a un ritmo incessante (…) Mi interrogavo sulla materia e mi interrogavo su quello che materia non era.

Tra i sentimenti, il mio prediletto era la gentilezza. Tra le condizioni la penombra, il silenzio, stare lì quieta ad osservare il mondo. Passare inosservata, l'aspirazione suprema.

La sua diversità non era tanto segno di sottrazione, quanto un valore aggiunto che la rendeva più se stessa che mai. Ma lo si capisce solo dopo, crescendo, o forse non lo si capisce mai, perché - inutile negarlo - quella spiccata sensibilità che ti fa recepire come tua la sofferenza degli altri o che ti fa avvertire chiaramente la fragilità connaturata all'esistenza, è una zavorra di cui ci si libererebbe molto volentieri. Eppure il percorso di Susanna Tamaro ci sprona ad ascoltare la voce profonda della diversità e a coltivare la sensibilità come dono, sostenuti dalla fede… fede che, per la scrittrice, è il massimo della libertà a cui un uomo possa aspirare nella sua vita, la libertà di agire nell'amore. La bambina che si interrogava sul perché delle cose, sul senso dell'esistenza, comincia a trovare le risposte alle sue domande proprio nella fede. Il suo cammino di fede è tutt'altro che lineare, costellato di alti e bassi, com'è normale che sia. L'autrice, infatti, tende a discostarsi da un discorso intorno alla fede in termini di presenza o di assenza; pone piuttosto l'accento sulla fede come cammino - complicato, difficile, spesso accidentato, ma il solo cammino in cui l'uomo realizza totalmente la propria umanità.

Tanti anche i temi d'attualità che emergono dalle pagine di questo libro; Susanna Tamaro si confronta, in particolare, con la teoria gender, che vorrebbe superare il dato naturale della distinzione tra i due sessi, maschile e femminile: «questo è un tema molto incandescente – avverte la scrittrice in un'intervista per Radio Vaticana – perché stiamo vivendo proprio un'ossessione ideologica in questo campo. E come tutte le ideologie e come tutte le ossessioni non porta con sé nulla di positivo (...) Io, a una certa età, (...) volevo assolutamente essere un maschio perché (…) avevo sogni che all'epoca, negli anni '50-'60, erano incompatibili con l'essere donna. (...) Al giorno d'oggi, se avessi manifestato questi desideri, sarei stata subito avviata a un percorso di cambiamento con psicologi etc… mentre semplicemente si trattava di aspettare che questa fase finisse».

Un diario dell'anima, dunque, costellato di pillole di saggezza spirituale di una credente non dogmatica. Il modello autorevole di riferimento per questo libro è sicuramente il folgorante Diario di Etty Hillesum, raffinata scrittrice olandese (1914-1943), alla quale Susanna Tamaro ha voluto rendere omaggio utilizzando, nel titolo, un'espressione che la evocasse: "cuore pensante"... per scorgere l'invisibile essenza che anima le cose e per scoprire se in fondo alle tenebre non sia forse trattenuta prigioniera la potenza devastante della luce.






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