Musica

15 Giu 2020


Blues Traveler: il viaggio di ogni giorno

Sarà successo un po’ a tutti di dover partire per un viaggio e dover scegliere della buona musica da ascoltare: spesso ci si lascia convincere dai nostri artisti preferiti, dalle compilation, dal caso; eppure un nome, fra i tanti trovati nelle mie appassionate esplorazioni del mondo musicale, mi ha colpito per lo stile sempreverde dei propri lavori: i Blues Traveler.

Il gruppo nasce negli anni ’80 a Princeton, nel New Jersey, dalle ceneri dei The Establishment (poi Blues Band), un duo formato dal cantante, chitarrista e armonicista John Popper e il batterista Brendan Hill, ai quali si aggiungono negli anni a venire il chitarrista Chan Kinchla e il bassista Bobby Sheehan; nel 1987 il gruppo cambia nome in Blues Traveler, come tributo al film “The Blues Brothers” e a un demone del film “Ghostbusters”, Gozer the Traveler. I primi anni sono difficili, nonostante il circuito newyorchese offra al gruppo molte possibilità di suonare dal vivo spesso con delle jam-session in abbinamento ad altri gruppi più vista: nel 1990, con l’uscita del primo album, i Blues Traveler raggiungono in brevissimo tempo la fama nazionale e nel 1994 diventano un fenomeno internazionale; la parentesi del successo si interrompe brevemente nel 2003, quando vengono licenziati dalla casa discografica (fatto che, da quel momento in poi, li porterà a lavorare solo con etichette indipendenti) ma senza fermare mai la continua ricerca di stili e melodie sempre diverse.

Da armonicista in erba mi sono avvicinato a questo gruppo proprio per l’uso di questo strumento all’interno della loro musica: brillante, dinamico, creativo oltreché molto più vicino al pop e al rock anziché al blues, come invece suggerirebbe il nome. Ritmi decisi, cori soffusi ma coinvolgenti, assoli centrali di chitarra e armonica che si mischiano e si confondono è quanto c’è di meglio per creare la giusta atmosfera del viaggio: come il paesaggio fuori dal finestrino appare sempre uguale e poi sempre più diverso, lo è anche la discografia di questo gruppo, capace di trasportare per chilometri e chilometri chiunque li ascolti.

Molto spesso cantano del viaggio, dell’imprevedibilità che quello – al pari della vita, anch’essa considerata un viaggio – può comportare per ognuno di noi, delle vittorie e delle sconfitte tipiche della quotidianità di ogni tempo, dell’amore: all’impronta folk dei testi, ben si mischiano il rock, il blues, il southern rock, la psicadelia, il soul; tutti generi che danno colore, e suono, alla loro identità in costante ricerca ed evoluzione.

Molto audacemente, consiglio di non ascoltare i Blues Traveler come un qualsiasi altro nome raccontato finora: pesando i dettagli delle liriche o esaltando particolarità ritmiche e strumentali, ma con la leggerezza di chi vuole sentirsi accompagnato durante un qualsiasi viaggio del proprio presente: che sia verso il lavoro o una meta lontana, la loro sempiterna vivacità e dinamicità artistica sapranno essere buone compagne, a discapito dei chilometri. Quelli andrebbero riempiti sempre con delle note…






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