DALL’IRLANDA CON FURORE: THE CRANBERRIES

“Saremo sempre così liberi, vivremo per l'amore che abbiamo, non per la realtà; non è la mia immaginazione”.

Fondato a Limerick (Irlanda) nel 1989 su iniziativa dei fratelli Noel e Mike Hogan e del batterista Fergal Lawler, il gruppo The Cranberries con oltre 30 milioni di copie vendute in tutto il mondo, si afferma come uno dei più importanti della scena del rock alternativo e del celtic rock irlandese. Dopo appena un anno l’originario cantante Niall Quinn abbandona e subentra così la giovanissima e talentuosa cantante Dolores O’Riordan, deceduta pochi giorni fa lasciando in lacrime milioni di fan in tutto il mondo.

Il loro esordio discografico avviene nel 1993 con l’album Everybody Else Is Doing It, So Why Can't We?. Il successo vero, però, arriva l’anno successivo con il ben riuscito No Need To Argue contenente la famosissima Zombie, un inno generazionale contro la guerra in Irlanda del Nord. Successivamente vengono pubblicati gli album To the Faithful Departed, Bury the Hatchet e Wake Up and Smell the Coffee che non riscuotono lo stesso successo dei due precedenti. Dopo una decina d’anni di pausa, nel 2012, il gruppo torna prepotentemente sulla piazza con Roses, supportato da un grande tour mondiale che li vede anche ospiti al festival di Sanremo. Nel 2017 esce Something Else, contenente tutte le loro hit più famose riviste in chiave acustica.

Con la loro musica i Cranberries, sulle orme degli U2, hanno saputo prendere dalla realtà delle loro città e della loro terra, tutti gli elementi necessari per raccontare anche la verità più scomoda. Esempio più celebre è certamente la canzone Zombie, diventato negli anni un inno contro la guerra. Originariamente scritto in memoria di due giovani uccisi in un attentato dell’IRA, la canzone, riprendendo i fatti del 1916, è una chiara denuncia della situazione ancora presente sul suolo irlandese, dai tratti disumani e senza alcun senso. Contrariamente agli altri pezzi più famosi della loro playlist, Zombie si presenta come un pezzo incredibilmente aggressivo e carico di rabbia e crudezza (come provato dalla voce della cantante, lontana dalla delicatezza dell’altrettanto famosa Linger o Ode to My Family) e di immagini forti – presenti nel video ufficiale – proprio per esprimere la loro più totale contrarietà alla guerra.

Allargandoci al resto del loro repertorio, i Cranberries hanno dalla loro pezzi incredibilmente leggeri come Just My Immagination (un aperto manifesto alla vita), Animal Instict, Promises, I Can’t Be With You, Stars e innumerevoli altre.

Personalmente li apprezzo sia per la musica, molto energica, semplice e diretta, che per i testi e la voce di Dolores O’Riordan. Le storie raccontate si mostrano spesso nel loro lato più nascosto e talvolta scomodo – o addirittura crudo, come nel caso di Zombie – ma mantengono sempre un velo sottile di entusiasmo e morbidezza, grande vanto della voce di Dolores.

Sicuramente un gruppo che non avrà tramonto: il modo in cui hanno saputo innovarsi nei variopinti anni ’90 e rinnovarsi nel decennio successivo ha dimostrato la loro grande dote di musicisti. Verranno scoperti e riscoperti da generazioni e generazioni di persone: l’attualità della loro musica è ancora lo specchio di allora, i nomi cambiano ma la colonna sonora rimane la stessa. Gli anni passano ma la bellezza non cambia mai volto, né suono.






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