Musica

12 Ago 2019


Davide Santacolomba, il pianista sordo dalla nascita

Gli esperti dicono: il suo talento è un miracolo

“I medici dicono che è un miracolo: ancora oggi non riescono a spiegarselo”. Davide Santacolomba, trentenne palermitano, è sordo dalla nascita e nella vita fa il pianista.  

Con passione, determinazione e forza di volontà, decisamente fuori dal comune, ha vinto la sfida più importante della sua vita, quella contro la sordità.

Si accosta alla musica all’età di otto anni, esattamente quando scopre di avere problemi uditivi: «Io e la mia famiglia eravamo a Milano per fare gli esami di accertamento della mia sordità – ricorda – Nella nostra residenza c’era un pianoforte: cominciai a suonare qualche nota. Lì è nato tutto». Ascolta la melodia di Fra Martino Campanaro suonata nel registro dei toni bassi (i soli che lui riesce a sentire) da una signora nella casa in cui alloggiavano e subito dopo si precipita alla tastiera per riprodurre la stessa melodia, «ad orecchio, ma senza orecchio», lasciando a bocca aperta i genitori che si accorgono della vocazione del figlio alla musica.

Lo studio vero e proprio e il percorso formativo iniziano a tredici anni, con la prima insegnante Paola Sciotto, che lo aiuta ad entrare in Conservatorio. Qui non mancano i momenti di sconforto: gli insegnanti sostenevano che la sua sordità non gli avrebbe mai consentito di fare carriera e lo esortavano a smettere. Del resto, gli stessi medici ancora non si spiegano come lui, sordo, possa suonare. Ma Davide non demorde, e viene promosso al secondo anno. A quel punto l’insegnante Giovanna De Gregorio decide di seguirlo nel suo percorso di musicista: «Non è stato facile, ma a lei devo tantissimo perché ha mostrato nei miei confronti molta umanità e sensibilità, nella musica, ma anche nella vita. Grazie a lei mi sono diplomato con il massimo dei voti e la lode, ma, ci tengo a precisarlo, mai nessuno mi ha regalato qualcosa».

Al nono anno di Conservatorio si esibisce davanti a un’insegnante ucraina, Anna Kravtchenko, pianista di fama internazionale, che si commuove ascoltandolo suonare e vendendo far volteggiare le dita sui tasti neri e bianchi con delicatezza ed eleganza. Dopo il diploma, Davide segue la nuova insegnante presso il Conservatorio di Lugano per continuare a studiare. Tra i cento partecipanti all’esame di ammissione per un solo posto all’interno della classe, Anna Kravtchenko sceglie proprio Davide che nel frattempo frequenta anche un master per l’abilitazione alla Didattica Musicale, un titolo fondamentale per l’insegnamento. Pur di studiare, Davide si è inventato una tecnica di apprendimento: «La musica è anche logica. Do-re-mi-fa-sol… – intona –: è un crescendo, per cui le note più alte posso immaginarle ragionando. Poi per imparare i brani li eseguo prima nel registro grave (la sua sordità gli impedisce di sentire i suoni acuti, ndr) e poi li trasferisco in quello acuto. Ovviamente è stato più faticoso, ma l’alternativa era smettere di suonare. Un processo di trasposizione folle e non scontato che richiede tantissime ore di studio, nonché molta immaginazione e memoria. Se si ripete un gesto milioni di volte, prima o poi si memorizza e, quindi, le tue mani sapranno esattamente cosa fare anche se non senti. Percepire il tocco, il tasto sotto le dita, questo mi consente di suonare». Le sue giornate sono così interamente riempite dalla musica, arrivando a suonare anche 8, 9 ore al giorno.

Lo scorso anno il suo talento l’ha portato a esibirsi sul palco di Tu si que vales, conquistando la finale e il terzo posto. «È stata un’esperienza incredibile, un’emozione indescrivibile. Dopo la mia partecipazione alla prima puntata, ho scoperto che il video della mia esibizione ha iniziato a girare in maniera virale e molte persone mi hanno scritto, riempiendomi di orgoglio, di forza e di sicurezza. Non mi aspettavo di piacere così tanto». Durante la trasmissione, Davide ha anche parlato dell’intervento di impianto cocleare all’orecchio destro a cui si è sottoposto qualche anno fa, che ha progressivamente migliorato le sue condizioni di vita. La comunicazione verbale, infatti, è notevolmente migliorata, come la percezione della musica. Adesso riesce a suonare anche in ensemble da camera, seguendo il suono di un violino o di altri strumenti. Ha scoperto «la bellezza nella complicità di un sussurro, lo scontro dei calici per un brindisi, il pigolio degli uccelli, la compagnia delle rane dentro una gabbia o delle cicale su albero, o ancora dei gabbiani nei luoghi portuali, il fruscio di una foglia trasportata dal vento o il rumore che questa fa se calpestata» ed ha imparato a «riconoscere i propri cari dal rumore dei passi o i cani dal loro abbaiato»; «tutti suoni completamente nuovi, compagnie completamente nuove».

Davide compone musica autonomamente e si impegna in concerti seguitissimi in tutta Italia. Nel futuro si vede «con un pianoforte in giro per i teatri di tutto il mondo». Per lui la musica è vita: «Il pianoforte e la musica rappresentano il porto sicuro in cui rifugiarmi, ma anche uno strumento per comunicare con il mondo. Quando ero piccolo, incosciente, utilizzavo la musica per difendermi dalla sordità ed affrontare le mie insicurezze, per esprimere la mia anima e tutto ciò che sono».

E consiglia: «Se credete di potercela fare, anche se dovesse esserci solo una piccola speranza, cercate con tutte le vostre forze di spalancare le porte e cacciare via gli ostacoli, andando oltre il vostro problema. Non esistono limiti se si vuol fare davvero qualcosa e, se avete un sogno, seguitelo».

 

 

(Fonte: www.neifatti.it)






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