Jeff Buckley: "una goccia pura in un oceano di rumore"

“La musica è in un luogo dove ci sono cuori che battono, cervelli che sognano e persone che si innamorano” Jeff Buckley
Jeffrey “Jeff” Scott Buckley nasce il 17 novembre 1966 ad Anaheim, figlio di Tim Buckley, cantautore americano ritenuto fra i più grandi di sempre, viene allevato dalla madre e dal suo compagno che lo introduce al mondo della musica. A cinque anni comincia a suonare la chitarra, a dodici decide di diventare musicista e l’anno successivo riceve la prima chitarra elettrica. La sua carriera comincia ufficialmente nel 1986 a Los Angeles, dove lavora in un hotel e suona nel circuito musicale locale fino al 1990, anno in cui si trasferisce a New York in cerca di fortuna. Lì entra in contatto con il panorama musicale del tempo e nel 1991 fa il suo primo esordio pubblico all’evento dedicato alla memoria del padre. Quello fu il primo passo nel mondo della musica. Successivamente terrà esibizioni nei locali newyorkesi: in particolare il Sin-è (da cui verrà prodotto un EP) e l’East Village. In questo periodo comincia a scrivere le proprie canzoni, tuttavia sarà solito proporre cover di cantanti quali: Bob Dylan, Elton John, Leonard Cohen, Led Zeppelin, Edith Piaf e Nina Simone. Nel 1993 comincia a lavorare al suo primo album, Grace, uscito l’anno dopo e divenuto un successo mondiale che porterà Jeff in un lungo tour tra America, Canada ed Europa.
Nel 1997 comincia a lavorare al suo secondo album, ma nella notte del 29 maggio rimane vittima di un terribile incidente con un battello a Memphis e perde la vita. Verranno pubblicati successivamente due album postumi: Sketches for My Sweethaert the Drunk (al quale stava lavorando) e You and I (uscito lo scorso anno).
La musica di Jeff Buckley si identifica subito come un rock incredibilmente leggero e di facile ascolto, un lento crescendo di intensità ed emozioni, coinvolgente ed innovativo. Dalle sue canzoni e dalla sua incredibile ed ineguagliabile voce emergono l’emotività che smuove gli animi, la profondità di un animo sensibile e la poesia di un romantico. Tema principale di Grace e dei successivi due album, infatti, è l’amore in tutte le sue sfumature: da quello umano a quello religioso (esempi celebri sono la famosissima reinterpretazione di Hallelujah e Corpus Christi Carol), passando per la fragilità emotiva, il senso di colpa, la tristezza, i dubbi esistenziali e talvolta anche la morte. Tutta la sua musica è un continuo arpeggio di acuti, sospiri e distinte variazioni di tono di voce: ti entra nel cuore, nel sangue e nell’orecchio stregandolo con un incantesimo d’inarrivabile bellezza. Se suo padre, Tim Buckley, era più mistico e visionario, Jeff scende nelle profondità dell’animo di ognuno di noi raccontando tutte le sfumature dell’amore umano e volubile, rimanendo sempre legato alla sue eccellenti qualità vocali e di interprete. Gli arpeggi di chitarra, le rullate dei tamburi, le grida che fanno rabbrividire la pelle non sono che pochi aspetti della musica di Jeff Buckley, considerata “a metà strada fra metallo e angeli”, i testi sono pura emozione, poesie romantiche rivolte ai cuori in attesa della bellezza nella loro vita che, mentre aspettano, mettono su un disco e si lasciano trasportare dalle aggraziate note di un ragazzo americano, uno degli ultimi a cantare l’amore senza porre freni alla sua incontrastata voce.







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