La leggenda di Cristalda e Pizzomunno. Max Gazzè canta la fedeltà

Mito popolare e suono sintonico per una canzone originale, raffinata, romantica.

Guardandosi intorno, dov’è l’amore "per sempre"? Oggi le relazioni affettive sono assolutamente precarie: «non succede mai mai mai. Nessun amore è per sempre mai» cantano The Kolors a Sanremo.

Fortunatamente questa è solo una constatazione, non la definizione dell’amore. E allora se le parole quotidiane non bastano a penetrare il linguaggio dell’amore vero, ci viene in soccorso il mito, che già di per sé evoca la definitività e la durata. Il c’era una volta con cui si apre il racconto mitico, straordinariamente c’è ancora, come ricerca inesausta di verità da parte dell’uomo.  

Perciò il mito non è parola morta: è ancora parola che incanta e che muove l’essere umano verso il mistero racchiuso nell’universo, nella vita, nella natura. Lo sa bene Max Gazzè, che questa parola-mito ha scelto di far risuonare al Festival di Sanremo.

Con La leggenda di Cristalda e Pizzomunno il cantautore romano rievoca un mito popolare diffuso a Vieste, città pugliese famosa per il suo mare cristallino. Ed è proprio il mare a fare da sfondo alla storia dei due protagonisti, che, cullati dal rumore delle onde, si amano perdutamente.

La leggenda narra che Pizzomunno fu un giovane pescatore, molto bello e corteggiato da tutte le ragazze del paese. Il suo cuore, tuttavia, batteva solo per lei, Cristalda, dai lunghi capelli baciati dal sole. Il loro amore trascorreva tranquillo, fra il lavoro in mare di lui e le lunghe attese in riva al mare di lei, che gioiva ogni volta come la prima nel vederlo tornare. Ma proprio dal mare venne l’insidia: le sirene, vedendo il bel pescatore, si innamorarono di lui e cominciarono a sedurlo con canti e lusinghe; sarebbero diventate sue schiave e avrebbero esaudito ogni suo desiderio se solo lui avesse accettato di seguirle. Ma Pizzomunno ogni volta rifiutava, perché il suo cuore era fedele a Cristalda che, a sua volta, lo aspettava («Ma io ti aspetterò… / Io ti aspetterò, / Fosse anche per cent’anni aspetterò…»). Allora le sirene, mosse da gelosia, emersero dalle acque e presero Cristalda trascinandola per sempre in fondo al mare («Qualcuno le ha viste / Portare / Nel fondo / Cristalda in catene»). Pare che da quel giorno Pizzomunno, per il dolore, sia rimasto immobile di fronte al mare nella vana speranza di rivedere la sua amata; così finì per trasformarsi lentamente in scoglio, quell’enorme monolite calcareo che ora affascina abitanti e turisti sulla spiaggia di Vieste («E così la gente / Lo ammira / Da allora, / Gigante / Di bianco calcare / Che aspetta tuttora / Il suo amore / Rapito / E mai più tornato!»). Si dice che Pizzomunno possa rivedere la sua Cristalda ogni 100 anni: una notte soltanto lei può riemergere dal mare e lui riprendere le fattezze umane, e i due possono amarsi fino all’alba di un nuovo giorno («E non sia leggenda, / In un’alba / D’agosto / La bella Cristalda / Risalga / Dall’onda / A vivere ancora / Una storia / Stupenda»).

Una storia davvero stupenda. È la forza dell’amore che vince le tentazioni quotidiane, il tempo, la morte. È il tema della fedeltà che, nel rapporto di coppia, pretende l’esclusiva: mentre l’onda beffarda affonda nel mare l’amore indifeso, «Io ti resterò per la vita fedele e se fossero pochi, anche altri cent’anni… io ti aspetterò»). Così Gazzè celebra l’amore vero, quella comunione d’amore per sempre che resiste ad ogni sirena.

A conferire originalità a questa canzone sono interessanti fusioni: quella tra epica e lirica per un testo profondo, dolce ed evocativo, e quella tra orchestra sinfonica e sintetizzatori per una tappeto musicale del tutto particolare («sintonico»), che esige una certa maestria da parte dell’esecutore e una certa attenzione da parte del fruitore. L’artista, con questa scelta musicale tanto ardita quanto raffinata, solletica il desiderio di immergersi dentro una storia che non ha un ritmo orecchiabile in tempi rapidi: più che canticchiata, va ascoltata, scoperta, gustata. Così tutto il nuovo album, Alchemaya (dal greco χυμεία - khymeia che significa "fondere", "mescolare"), in cui la Bohemian Symphony Orchestra di Praga - un ensemble di 50 elementi diretto da Clemente Ferrari - incontra i sintetizzatori di Roberto Procaccini, per esprimere una personale ricerca su temi di storia, filosofia, mitologia, fisica, spiritualità.... Vita.








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