LOCANDA DE BARDI (PARTE II)

Tra una risata e un'altra, continua la nostra piacevole chiacchierata con i "Locanda De Bardi"...

4. Vedendo i video di "Storie di Bottega" ho trovato molto bello l’accostamento di arte-artigianale e arte-musicale, un connubio d’effetto. Qual è la concezione di arte sottesa?

Giulia: Anche noi, in quanto musicisti, nel momento in cui facciamo musica stiamo creando qualcosa, quindi l’idea di unire la musica all’artigianato non è casuale. “Storie di Bottega” è uno scambio disinteressato (senza interessi, senza secondi fini): gli artisti-artigiani ci regalano la loro arte attraverso la parola, il racconto, e noi regaliamo loro la nostra musica. Noi intendiamo la musica non come puro intrattenimento ma come qualche cosa di più sostanzioso: la musica è una forma d’arte.

Marco: Se crea una certa sensazione il video in sé è anche perché ci ha seguito in tutti questi cortometraggi un video-maker molto bravo, Alberto Zanardo, nostro carissimo amico…

Matteo: …che, tornando alle origini, è il chitarrista dei “Tachipirinha”!

Giulia: Essendo egli un musicista, filmare la musica lo ha sempre appassionato. E poi ha proprio una spiccata sensibilità e un certo gusto nel fare le riprese.

Michela: Questa, secondo me, è la prova che ci sono tante risorse anche vicine, basta solo scovarle!

5. Progetti futuri?

Matteo, Michela, Marco: Adesso stiamo lavorando a un “progettone”, forse il più ambizioso: creare un album nostro di musiche inedite. In realtà, ci lavoriamo da ottobre dell’anno scorso. “Storie di Bottega” si è intrufolato nel mezzo come album di cover live, creato durante il nostro percorso alla scoperta delle realtà artigianali locali.

Giulia: È bellissimo suonare insieme e ri-arrangiare i pezzi, però, ad un certo punto viene voglia di fare quel saltino in più e realizzare qualcosa di nostro, allora sì che possiamo dire di aver creato una forma artistica che è totalmente nostra. La soddisfazione di creare qualcosa di inedito, qualcosa che ti piace e in cui ti rispecchi, farlo poi sentire agli altri e vedere che magari lo apprezzano… è straordinario! Non è solo suonare il bello di fare musica, ma arrivare a comporre la tua musica, allora è diecimila volte meglio!

6. Qual è il vostro punto di forza?

Michela: Credo che il nostro punto di forza sia come si sta tra di noi. Stiamo proprio bene insieme: che sia per fare prove o per fare una cena fuori, trovarsi diventa sempre un’occasione conviviale, e credo che questo da fuori si veda.

Marco: Siamo un gruppo a 360°. Quando facciamo una serata arriviamo sempre con un’unica macchina e questo aumenta il tempo trascorso insieme. Poi a tutti noi piace viaggiare, mangiare bene… diciamo che sappiamo sempre accostare la musica a tutte le esperienze che ci piace fare e valorizzare così, per diletto, l’aspetto culturale della nostra terra. Ora ci stiamo concentrando sul nostro cd, ma qualcosa di proattivo per la cultura lo faremo sempre!

7. Quale messaggio volete trasmettere – soprattutto ai giovani – attraverso la vostra musica?

Matteo: Secondo me, non sentirsi obbligati a fare qualcosa semplicemente perché la moda lo impone. Ma neanche uscire necessariamente dagli schemi: non occorre per forza essere diversi da tutto e tutti per essere la novità che rivoluziona la storia; si può stare tranquillamente all’interno di stili già sentiti, già assimilati… l’importante è sentirli propri. Quindi non copiare solo perché la situazione chiamerebbe a fare così, non cercare a tutti i costi la novità e neppure sforzarsi di assecondare le esigenze degli altri. Semplicemente lasciar andare quello che scaturisce da dentro...

Giulia: Nelle nostre canzoni parliamo di vita, di storie accadute, di fiabe intessute nelle nostre menti, di amore (sembra banale, ma non lo è: dipende sempre da come lo si racconta, da come lo si vive, dalla profondità con cui si indaga tale sentimento).

Michela: Non ho mai pensato a un messaggio complessivo, ma pensandoci ora, richiamando alla mente i nostri brani… mi appare effettivamente l’immagine di storie, di personaggi, di frammenti di vita, di quotidianità. Il filo rosso è dato dalla valorizzazione delle cose piccole: non ci deve essere dello straordinario sotto per fare una canzone; essa può nascere veramente da una cosa semplice: un’esperienza, un incontro, un ricordo. Adesso sembra che occorra essere grandiosi in tutti i modi, e si perde la bellezza delle cose piccole, che tutti, in realtà, hanno a portata di mano.

Marco: Chi ci segue da tempo, ma anche semplicemente i nostri amici più stretti, intravedono una sorta di messaggio quando pensano a noi come gruppo; e questo è bello, sicuramente. Se penso ad alcuni testi alla produzione dei quali ho contributo maggiormente, questi parlano sempre di luoghi, e delle sensazioni che hanno suscitato in me (ad es. la bottega di Mauro, il porto di Malaga…). Sia individualmente che come gruppo cerchiamo sempre di cogliere il lato bello della realtà e di riprodurlo nella sua semplicità. C’è una canzone che esprime bene il nostro approccio alla vita e alla musica… si intitola – non a caso – “Je suis heureux” (“Sono felice”). Il testo della canzone è in francese, ma nessuno di noi conosce questa lingua: su un foglio abbiamo riportato tutte le parole francesi che ci venivano in mente sul genere del brano (jazz manouche) e, con quelle parole, abbiamo poi cercato di formulare un testo che avesse senso compiuto (e ce l’ha!). Quindi, se si vuole, il nostro è un approccio spiritoso e divertente alle cose, e così dovrebbe essere sempre.

 

Di seguito il terzo capitolo di "Storie di Bottega" girato a Venezia nella bottega de "Il Forcolaio Matto".








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